La storia della Parrocchia di Domo Valtravaglia

 

 

La storia della Valtravaglia è legata alle vicende del suo principale paese, Porto Valtravaglia. Costituito comune nel 1928 mediante l'aggregazione dei cessati comuni di Muceno e di Musadino, conta oggi 2500 abitanti residenti, cui si aggiungono ca. 1100 fra turisti e villeggianti che qui hanno la loro seconda casa. La storia religiosa di Domo fa riferimento alla nascita delle parrocchie e delle pievi.



La nascita delle parrocchie e la loro evoluzione storica dal XII sec. fino ai giorni nostri

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L'origine delle pievi dal IX al XVI sec.

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Pieve di Santa Maria Assunta - sec. XI - 1137

Pieve della diocesi di Milano. Le origini della pieve di Val Travaglia, con centro a Domo, sorta in ambito curtense o di canonica regolare, sono da fare risalire probabilmente all'epoca in cui la rocca di Travaglia venne in mano dell'arcivescovo di Milano. Nel 1137 avvenne il dibattuto trasferimento della sede plebana da Domo a Bedero, con contestuale costruzione della "canonica di San Vittore", ordinati da un praeceptum dell'arcivescovo Robaldo. La nuova chiesa plebana di Bedero fu significativamente posta su terreni di diretta dipendenza arcivescovile (Frigerio 1999).
ultima modifica: 04/01/2007
[ Saverio Almini ]

 

Pieve di Travaglia - San Vittore martire (1137 - 1971)

Lo schizzo primitivo che è contenuto negli atti delle visite pastorali della diocesi di Milano conservati presso la Biblioteca Ambrosiana nel volume "Bedero - 1 - 1547 - 1575" raffigura il territorio della pieve facente capo, dal 1137, appunto a Bedero. Risale agli anni 1570. E' questa la raffigurazione più antica della zona, sinora nota, e delinea i confini della pieve nella seconda metà del cinquecento.


Pieve della diocesi di Milano. La prima chiesa plebana della Valtravaglia, con il titolo di Santa Maria Assunta, doveva trovarsi a Domo, dove era sorto un battistero altomedievale. Un privilegio dell'arcivescovo Robaldo, risalente al 1137, portò allo spostamento della chiesa plebana a Bedero, dove già esisteva, forse del V-VI secolo, un edificio di culto.
I confini della pieve della Valtravaglia alla fine del XIII secolo sono ricavabili dal Liber notitiae sanctorum Mediolani. La pieve comprendeva oltre all'attuale Valtravaglia fino a Caldé, il versante sinistro della Valveddasca, l'area compresa tra il lago e l'attuale confine di stato, le valli di Tresa e Margorabbia sino a Biviglione Grantola e Mesenzana. Il Liber notitiae includeva anche Cunardo, Cugliate e Fabiasco, non elencate tra le cappellanie della confinante pieve di Agno, cui appartenevano invece Avigno, Cremenaga, Marchirolo. Maccagno Superiore, la Val Veddasca settentrionale, Pino, Bassano e Tronzano appartenevano alla pieve di Cannobio, alla quale il Liber ascriveva anche Maccagno Inferiore, in origine esente da giurisdizione. Nel 1398, la Notitia cleri non segnala nella pieve della Valtravaglia località della Valmarchirolo, ma include Maccagno Inferiore, che però risultava ascritta nel 1455 alla pieve di Cannobio. Maccagno e la Val Veddasca si separarono da Cannobio all'incirca all'inizio del XV secolo, anche se nel 1455, all'epoca della visita pastorale dell'arcivescovo Gabriele Sforza era ancora formalmente legata a Cannobio (Frigerio 1999).
Dall'epoca post-tridentina, alle dirette dipendenze del prevosto di Bedero rimasero alcuni paesi, riuniti in un'unica parrocchia: si trattava di Bedero, Brezzo, Ticinallo, Muzeno, Porto, Castello, Roggiano, Brissago, Mesenzana e Bivione. Vi era un altro gruppo di parrocchie comprendenti due o tre comunità: Dumenza con Due Cossani e Agra, Montegrino con Bosco, Armio con Lozzo e Biegno, Campagnano con Cadero, Curiglia con Monteviasco. Un terzo gruppo, poi, era costituito da parrocchie che servivano una sola comunità: Domo, Grantola, Voldomino, Germignaga, Luino, Maccagno Inferiore, Maccagno Superiore.
Dall'epoca post-tridentina alla struttura plebana della diocesi si affiancò quella vicariale: il vicariato della Valtravaglia, coincidente con l'ambito territoriale della pieve, era inserito nella regione forense II.
Nell'anno 1574 la pieve contava 8072 persone, appartenenti a 1510 famiglie.
All'epoca della visita pastorale del cardinale Cesare Monti, nel 1640, la pieve della Valtravaglia comprendeva 22 parrocchie: Bedero, Porto, Castello, Domo, Roggiano, Brissago, Mesenzana, Grantola, Bosco, Montegrino, Voldomino, Germignaga, Maccagno Inferiore, Maccagno Superiore, Campagnano, Garabiolo con Cadero Armio e Graglio, Lozzo, Biegno, Curiglia con Monteviasco, Agra, Dumenza, Luino. La limitazione delle funzioni della collegiata di Bedero condusse a una riduzione da quattordici a quattro dei sacerdoti che vi erano residenti. I sacerdoti ebbero pertanto l'incarico dall'arcivescovo di Milano di reggere una parrocchia (DCA, Bedero Valtravaglia). Dopo che, con breve di Pio VI del 16 febbraio 1819, la pieve di Cannobio era passata alla diocesi di Novara, le parrocchie di Bassano, Pino, Tronzano, furono aggregate alla pieve della Valtravaglia.
Nel 1836 il cardinale Carlo Gaetano Gaysruck decise di costituire un vicariato autonomo con Luino e la parte settentrionale della pieve; mentre la zona meridionale rimase alle dipendenze di Bedero. Il vicariato di Luino venne a comprendere le parrocchie di Agra, Armio, Biegno, Bosco Valtravaglia, Cadero, Campagnano, Curiglia, Dumenza, Germignaga, Graglio, Grantola, Lozzo, Maccagno Inferiore, Maccagno Superiore, Montegrino, Monteviasco, Voldomino, Bassano, Pino, Tronzano.
Nel corso del XIX e XX secolo la pieve di Bedero è sempre stata inclusa nella regione II, fino ai decreti arcivescovili che hanno rivisto la struttura territoriale della diocesi (decreto 11 marzo 1971, RDMi 1971; Sinodo Colombo 1972, cost. 326), in seguito ai quali le parrocchie che ne avevano fatto parte furono attribuite al nuovo vicariato foraneo e poi decanato di Luino, nella zona pastorale II di Varese.
ultima modifica: 04/01/2007
[ Claudia Morando, Archivio di Stato di Varese ]

Corte di Domo sec. XIII


Domo era una località della Valtravaglia distinta dalla castellanza di Valtravaglia. Il territorio era feudo dell'arcivescovo di Milano (Beretta 1917). La località, già sede fino al 1165 della plebania, poi trasportata a Bedero (Amati, Dizionario, v. 3, p. 455), perse successivamente importanza. Nel Compartimento territoriale specificante le cassine, del 1751, appare solamente un cassinaggio denominato "Domo", unito al comune di Musadino con Ligurno (Compartimento Ducato di Milano, 1751). Attualmente Domo è frazione di Porto Valtravaglia.
ultima modifica: 09/01/2006
[ Claudia Morando, Archivio di Stato di Varese


 

Consuetudini e condizioni vigenti

nella Castellanza di Valtravaglia nel 1283

di Don Rinaldo Beretta

edizione di CARATE BRIANZA (GIOVANNI MOSCATELLI & FIGLI -1917)


Domo - parrocchia di Santa Maria Assunta sec. XVI - [1989]


Parrocchia della diocesi di Milano. Le citazioni della cura di Domo, la cui chiesa, dedicata a Santa Maria, fu originariamente sede plebana per la Valtravaglia, risalgono solo al XVI secolo (Frigerio 1999). Tra XVI e XVIII secolo, la parrocchia di Santa Maria Assunta è costantemente ricordata negli atti delle visite pastorali compiute dagli arcivescovi di Milano e dai delegati arcivescovili nella pieve di Val Travaglia.
Nel 1748, durante la visita pastorale dell'arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli, il clero nella parrocchia di Santa Maria Assunta di Domo era costituito dal parroco e da due cappellani, di cui uno di patronato della famiglia Bossi; per il popolo, che assommava a 947 anime complessive, di cui 551 comunicati, era istituita la scuola della dottrina cristiana; nella parrocchiale era costituita la società del Santissimo Sacramento, eretta dall'arcivescovo Carlo Borromeo nel 1574; esisteva inoltre all'altare della Beata Maria Vergine la confraternita del Santissimo Rosario, eretta il 9 maggio 1679, unita alla società del Santissimo Sacramento. Nel territorio della parrocchia, oltre alla chiesa di Santa Maria Assunta, esistevano gli oratori San Michele sul Monte; Sant'Antonio abate; San Rocco confessore in Ligurno; San Genesio in Sarigo; San Giorgio; San Rocco in Nasca (Visita Pozzobonelli, Pieve di Bedero).
Verso la fine del XVIII secolo, nella tabella delle parrocchie della città e diocesi di Milano, la rendita netta della parrocchia di Domo assommava a lire 434.10; la nomina del titolare del beneficio parrocchiale spettava all'ordinario, il numero dele anime era di 985 (Tabella parrocchie diocesi di Milano, 1781).
All'epoca della prima visita pastorale dell'arcivescovo Andrea Carlo Ferrari nella pieve e vicariato di Bedero, il beneficio parrocchiale era vacante. I parrocchiani erano 900, compresi gli abitanti delle frazioni Torre, Saltirano, Musadino, Ligurno, Sarigo; nel territorio parrocchiale esistevano gli oratori di San Genesio, San Giorgio, San Sarlo, San Rocco, San Pietro martire, San Michele; nella chiesa parrocchiale era eretta la confraternita del Santissimo Sacramento; la pia unione delle Figlie di Maria, eretta canonicamente nel 1894; la compagnia di San Luigi Gonzaga, eretta canonicamente con decreto 26 gennaio 1896; il consorzio del Santissimo Rosario, eretto canonicamente nel 1724; era attivo inoltre il Circolo popolare cattolico di San Giuseppe. La parrocchia era di nomina arcivescovile (Visita Ferrari, I, Pieve di Bedero).
Nel corso del XIX secolo, la parrocchia di Santa Maria Assunta di Domo rimase sempre inserita nella pieve e vicariato foraneo di Val Travaglia, nella regione II, fino alla revisione della struttura territoriale della diocesi, attuata tra il 1971 e il 1972 (decreto 11 marzo 1971) (RDMi 1971) (Sinodo Colombo 1972, cost. 326), quando fu inclusa nel nuovo vicariato foraneo e poi decanato di Luino, nella zona pastorale II di Varese.
ultima modifica: 04/01/2007
[ Claudia Morando, Archivio di Stato di Varese ]



La nascita delle parrocchie e la loro evoluzione storica dal XII sec. fino ai giorni nostri

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L'origine delle pievi dal IX al XVI sec.

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UNA SINTESI DELLA STORIA RELIGIOSA DI DOMO

 

Come risulta dal "Liber notitiae sanctorum Mediolani", alla fine del XIII secolo la pieve di Travaglia comprendeva 49 chiese, da Castelveccana, alla piana del Margorabbia, fino alla Valveddasca.

Da oltre due secoli è aperta fra gli studiosi la questione della sede battesimale primitiva che alcuni ritennero di dover fissare in Domo.
Il primo assertore di questa tesi fu, nei primi anni del '700, proprio un parroco di Domo, G.G. Vagliano. Poi vi fu G.A. Binda, parroco di Castello Valtravaglia nella seconda metà dell'800 e raccoglitore di memorie locali (il suo manoscritto è conservato nell'archivio parrocchiale di Domo), che forse potè consultare l'archivio capitolare di Bedero. Certamente lì il parroco Binda potè vedere un documento del 1080 di Adamo, notaio del sacro palazzo, che attestava l'esistenza di capitolo e chiesa plebana già in quell'anno.

Ma andiamo con ordine.

Il 4 marzo 1137 l'arcivescovo Robaldo, nel palazzo arcivescovile di Milano, prese in considerazione le reiterate suppliche di Guglielmo, prevosto della pieve di Travaglia e dei suoi confratelli. L'arcivescovo si era già recato sul posto (ed è la più antica "visita pastorale" nella nostra pieve di cui si abbia notizia) per conoscere di persona lo stato di fatto; aveva inoltre ascoltato il parere del clero cardinale e degli altri suoi consiglieri.
Egli accertò che:
- l'esistente plebana di Travaglia non era più frequentata dalla maggior parte del popolo;
- come madre venuta in odio ai figli rischiava di perdere le prerogative competenti alla matrice;
- l'edificio antico minacciava rovina e mancava, per le ragioni di cui sopra, l'opportunità di riedificarlo in sito;
- il popolo era tanto favorevole allo spostamento della pieve da essere disposto ad elargire ampie elemosine per sovvenire alle nuove necessità.
Da ciò la decisione di spostare la sede della pieve sul monte di Bedero.

Il documento, che gli storici chiamavo "Privilegio di Robaldo" reca, tra le altre, la firma di Galdino, allora cancelliere arcivescovile, che diventerà poi arcivescovo nell'aprile del 1166 e santo ambrosiano. A Galdino della Sala si è attribuita un'origine travagliese e questo spiegherebbe la sua continua presenza in affari riguardanti la pieve. Sala era il nome di una località presso Brezzo. Un altro indizio circa la patria di Galdino si può trovare nella presenza al sua seguito di "Alberti del Travallia ed Bonabelli ac Nuxanti et Bertrami de Domo" (da un documento del 1172).

Ci sono molti indizi che indicano Domo come capo della pieve di Travaglia.

La dedicazione della chiesa plebana di Travaglia a S. Maria è attestata da numerosi documenti medioevali, per la maggior parte scomparsi, ma ricordati dal parroco Binda nei suoi appunti conservati presso l'Archivio Parrocchiale di Domo.
Solo in tempi successivi al 1137 appare la dedicazione prima a S. Maria e S. Vittore, poi definitivamente solo a S. Vittore.
Ciò a ulteriore prova che l'antica pieve, quella originaria, era a Domo, dove la chiesa è da sempre dedicata alla Madonna e che passò, successivamente a Bedero, da cui, appunto, la dedicazione al martire Vittore.
Dagli atti della visita pastorale dell'agosto 1596, il card. Federigo Borromeo, raccoglie dalla concorde ed insospettabile deposizione dei canonici di Bedero che la loro chiesa (S. Vittore di Bedero, appunto) era da tempo antico eretta in prepositurale e che una volta era la chiesa di S. Maria Assunta di Domo, e che venne lì traslata da Domo al tempo in cui S. Galdino era cancelliere della chiesa milanese.

Una delle prove fondamentali del fatto che fu Domo l'originaria sede della pieve di Travaglia è l'esistenza di un importante Battistero, le cui origini risalgono agli anni prima del mille.
Dagli atti delle visite pastorali del vescovo di Trevico, G. Politi, inviato da S. Carlo nel 1567 e poi dei delegati di S. Carlo, i prevosti Cermenati e Pessina, nel 1569, nonchè di S. Carlo stesso nel 1574, emerge il fatto che ancora nel 1567, quando era ancor viva la tradizione che Domo fosse stata la primitiva "canonica", esisteva ed era usato l'antico fonte battesimale ad immersione e in esso veniva benedetta l'acqua il sabato santo.

Non solo il Battistero sta a dimostrare l'antichità del centro religioso di Domo, ma anche l'esistenza di una chiesa gemella alla parrocchiale, cioè S. Stefano.
Si nota anzitutto che le dedicazioni corrispondono a quelle dei centri religiosi maggiori, ove una chiesa era dedicata alla Madonna e l'altra ad un martire (in area francese era sistematicamente S. Stefano), mentre il battistero era sempre dedicato a S. Giovanni Battista. Proprio come a Domo.

Siamo quindi di fronte ad un fenomeno esteso e complesso alla cui origine per ora non è possibile risalire.
Ma tutto questo insieme di documenti, di testimonianze e di storia, fanno deporre per il fatto che Domo, dalle origini, che si possono far risalire al V° secolo, fino al 1137 fu veramente la sede della Pieve di Travaglia.

 

CONFRATERNITE

Nella parrocchiale di Domo era costituita all'altare della Beata Maria Vergine la confraternita del Santissimo Rosario, eretta il 9 maggio 1679, unita alla società del Santissimo Sacramento; fu censita nel 1748, durante la visita pastorale dell'arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli nella pieve di Valtravaglia (Visita Pozzobonelli, Pieve di Bedero).


Nella parrocchiale di Domo era costituita la società del Santissimo Sacramento, eretta dall'arcivescovo Carlo Borromeo nel 1574, unita alla confraternita del Santissimo Rosario; fu censita nel 1748, durante la visita pastorale dell'arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli nella pieve di Valtravaglia (Visita Pozzobonelli, Pieve di Bedero).


I PARROCI DI DOMO

(....) Beltrame Monico
(....) Massimo Calderoni
(....) Calisto Campagnani
(....) Domenico Marchi
(1567) Pietro Maria Pelloli
(1572) Domenico De Damiani
(1580) Stefano Concino
(1616) Francesco Bergonzoli
(1667) Gian Giacomo De Bonis
(1681) Giovanni Antonio De Bonis
(1685) Giovanni Giuseppe Vagliani
(1721) Stefano Bottacca
(1741) Domenico Parietti
(1765) Saverio Monteggia
(1783) Giovanni Battista Isabella
(1821) Francesco De Bonis
(1825) Giuseppe Girelli
(1849) Enrico De Giorgi
(1893) Giuseppe Castoldi
(1897) Francesco Cristini
(1908) Giovanni Rogora
(1914) Enrico Longoni
(1931) Carlo Biella
(1941) Carlo Agazzi Rota
(1968) Giuseppe Asti
(1978-2014) Walter Casola

(2014 - ...) Erve Oddone Simeoni


Per maggiore documentazione, il Lettore potrà. consultare i seguenti testi dai quali sono state tratte le notizie qui pubblicate per ciascuna chiesa.

Domo antica sede plebana di Travaglia e il suo battistero, in "Rivista della Società storica varesina" fascicolo XII, marzo 1975, Pierangelo Frigerio, Sandro Mazza, Piergiacomo Pisoni

Domo e l'antica pieve di Travaglia, ottobre 1968, Pierangelo Frigerio, Sandro Mazza, Piergiacomo Pisoni

Riflessioni archeologiche sulla chiesa di Bedero Valtravaglia e sul battistero di Domo, in "Memorie storiche della Diocesi di Milano", vol. XII, 1965, M.L. Floris - L. Martegani

La Valtravaglia, Milano 1927, Carlo Massimo Rota

La Pieve della Valtravaglia, Novara 1953, A. Astori

Architettura romanica nel territorio di Varese, Milano 1966, Anna Finocchi

Consuetudini e condizioni vigenti nella castellanza di Valtravaglia nel 1283, Carate Brianza 1917, R. Beretta

Il restauro della chiesa di S. Giorgio a Sarigo, AA.VV., 1994

L'Eco del varesotto, articoli vari a firma Tripè, 1974

L'organo vecchio di Castiglione Olona a Domo Valtravaglia, nel periodico della Società. Storica Comense, vol. LI, 1984-85, Maurizio Isabella

Loci Travaliae, Biblioteca comunale di Porto Valtravaglia, fasc. VII, Le visite pastorali a Domo Valtravaglia, Filippo Colombo, 1998