GLI APPUNTAMENTI del MESE DI MAGGIO 2020

Venerdì 1 maggio: CAPPELLA DEL RONCACCIO (via per Domo)
Sabato 2: NASCA (Cappella via Pasubio)
Domenica 3: MUSADINO (Cappella via Nave vicino alle scuole)
Lunedì 4: CASTELLO (Cappella di Castello)
Martedì 5: PORTO (Cappella Via Castello)
Mercoledì 6: BISSAGA (Capp. via Zampori-Garibaldi)
Giovedì 7: PORTO (Cappella di via Roma)
Venerdì 8: PESSINA (Capp. vicino al Municipio)
Sabato 9: MUSADINO (davanti alla chiesa)
Domenica 10: CALDE' (Madonnina del Porto)
Lunedì 11: ORILE (Cappella via Garibaldi)
Martedì 12: MUSADINO (Cappella Via Prè)
Mercoledì 13: NASCA (Cappella dei Caduti p.za Municipio)
Giovedì 14: MUSADINO (Via Isabella ang. Via Matteotti)
Venerdì 15: PORTO (cappella nuova angolo via Fugino)
Sabato 16: PESSINA (Cappella di via Piave)
Domenica 17: LIGURNO (Portico della chiesa)
Lunedì 18: DOMO (alla grotta sulla piazza della chiesa)
Martedì 19: SALTIRANA (Cappella di S. Anna)
Mercoledì 20: PORTO (Madonnina del Porto)
Giovedì 21: SARIGO (Cappella via s. Antonio)
Venerdì 22: RONCHIANO (Cappella davanti ai Carabinieri)
Sabato 23: SARIGO (Piazza della chiesa di S. Carlo)
Domenica 24: RONCHIANO (Villa Immacolata)
Lunedì 25: PORTO (Capp. Sette Spade via Ticinallo)
Martedì 26: Cappella di RASATE
Mercoledì 27: SALTIRANA (Capp. di Boné ang. via Canova)
Giovedì 28: TORRE (Cappella Via Unica)
Venerdì 29: SALTIRANA (Capp. via per Nasca, Villaggio Nuovo)
Sabato 30: veglia di Pentecoste (trasmessa sul sito)
Domenica 31: SAN PIETRO (Cappella via Campagnetta)

MAPPA cappelle di PORTO VALTRAVAGLIA-DOMO-TORRE

MAPPA cappelle di CASTELVECCANA (1)

MAPPA cappelle di CASTELVECCANA (2)


LE MEDITAZIONI DEL MESE DI MAGGIO 2020

(a cura delle Suore di Villa Immacolata)


PRIMO GIORNO
OBBEDIENZA E LIBERTA'


Si sente spesso parlare di obbedienza cieca. Mai di obbedienza sorda. Sapete perché?
Per spiegarlo devo ricorrere all'etimologia, che, qualche volta, può dare una mano d'aiuto anche all'ascetica. Obbedire deriva dal latino ob-audire. Che significa: ascoltare stando di fronte.
Quando ho scoperto questa origine del vocabolo, anch'io mi sono progressivamente liberato dal falso concetto di obbedienza intesa come passivo azzeramento della mia volontà e ho capito che essa non ha alcuna rassomiglianza, neppure alla lontana, col supino atteggiamento dei rinunciatari.
(…) In effetti, si può obbedire solo stando in piedi. In ginocchio si soggiace,non si obbedisce. Si soccombe, non si ama. Ci si rassegna, non si collabora. (…) L'obbedienza, insomma,non è inghiottire un sopruso,ma è fare un'esperienza di libertà.
Non è silenzio rassegnato di fronte alle vessazioni, ma è accoglimento gaudioso di un piano superiore. Non è il gesto dimissionario di chi rimane solo con i suoi rimpianti, ma una richiesta d'amore che richiede per altro, in chi fa la domanda, signorilità più che signoria.
Chi obbedisce non smette di volere, ma si identifica a tal punto con la persona a cui vuol bene, che fa combaciare, con la sua, la propria volontà.
Ecco l'analisi logica e grammaticale dell'obbedienza di Maria.
Questa splendida creatura non si è lasciata espropriare della sua libertà neppure dal Creatore. Ma dicendo "sì", si è abbandonata a lui liberamente ed è entrata nell'orbita della storia della salvezza con tale coscienza responsabile che l' angelo Gabriele ha fatto ritorno in cielo, recando al Signore un annuncio non meno gioioso di quello che aveva portato sulla terra nel viaggio di andata.

(da: don Tonino Bello, Maria, donna dei nostri giorni)

Salmo 18
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio cuore mi istruisce.
Io pongo sempre innanzi a me il Signore,
sta alla mia destra, non posso vacillare.


SECONDO GIORNO
OBBEDIENZA A DIO E/O AGLI UOMINI


Santa Maria, donna obbediente, tu sai bene che il volto di Dio, finchè cammineremo quaggiù, possiamo solo trovarlo nelle numerose mediazioni dei volti umani, e che le sue parole ci giungono solo nei riverberi poveri dei nostri vocabolari terreni. Donaci, perciò gli occhi della fede perché la nostra obbedienza si storicizzi nel quotidiano, dialogando con gli interlocutori effimeri che egli ha scelto come segno della sua sempiterna volontà.
Ma preservaci anche dagli appagamenti facili e dalle acquiescenze comode sui gradini intermedi che ci impediscono di risalire fino a te. Non è raro, infatti, che gli istinti idolatrici, non ancora spenti nel nostro cuore, ci facciano scambiare per obbedienza evangelica ciò che è solo cortigianeria, e per raffinata virtù, ciò che è solo squallido tornaconto.
Santa Maria, donna obbediente, tu che per salvare la vita di tuo Figlio hai eluso gli ordini di tiranni e, fuggendo in Egitto, sei divenuta per noi l'icona della resistenza passiva e della disobbedienza civile, donaci la fierezza dell'obiezione, ogni volta che la coscienza ci suggerisce che "si deve obbedire a Dio piuttosto che agli uomini". (Da: don Tonino Bello, Maria, donna dei nostri giorni)

Luca 1,52

Il Signore ha rovesciato
I potenti dai troni,
ha innalzato gli umili.


TERZO GIORNO
ANDARE UBBIDENDO


La Visitazione è il mistero dell'andare "ubbidendo". Si va, cioè, con il senso della missione. Si va perché qualcuno "manda": è Gesù Cristo, è lo Spirito di Gesù.
Maria sorge e va. E Sant'Ambrogio commenta:
"Cammina in fretta perchè la Grazia dello Spirito Santo non conosce indugi".
Dall'interno dunque Maria è spinta ad andare.
Il riferimento, allora, è alla volontà di Dio, che "invia".
Solo a questa condizione l'andare è missione.
Nessuna azione è un assoluto per il cristiano: perché l'azione stessa è autentica nella misura n cui è fatta da "collaboratori di Dio".
San Vincenzo de' Paoli diceva che "non bisogna prendere mai il passo sulla Provvidenza di Dio".
(Da: Giovanni Moioli, Il mistero diMaria)

Salmo 40, 7-9


Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto.
Non hai chiesto olocausto e vittima per la colpa.
Allora ho detto: "Ecco, io vengo.
Sul rotolo del libro di me è scritto,
che io faccia il tuo volere.
Mio Dio, questo io desidero,
la tua legge è nel profondo del mio cuore".


QUARTO GIORNO
OBBEDIENZA E FEDE DI MARIA, MADRE NELL'ORDINE DELLA GRAZIA


La beata Vergine, insieme con l'incarnazione del Verbo divino, predestinata fin dall'eternità quale Madre di Dio, per disposizione della divina Provvidenza fu su questa terra l'alma Madre del divino Redentore, compagna generosa del tutto eccezionale, e umile ancella del Signore. Con concepire Cristo, generarlo e nutrirlo, presentarlo al Padre nel tempio, soffrire con il Figlio , cooperò in modo del tutto speciale all'opera del Salvatore con l'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo fu per noi Madre nell'ordine della grazia.
( Da: Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione Lumen Gentium n. 61)

Breviario ambrosiano

O Dio, che nella verginità feconda di Maria hai donato agli uomini
I beni della salvezza eterna,
fa' che sperimentiamo la sua intercessione
perché da lei abbiamo ricevuto
lo stesso Autore della vita,
Gesù Cristo tuo Figlio
che vive e regna nei secoli dei secoli.


QUINTO GIORNO
FEDE DI MARIA E FEDE DELLA CHIESA


La Madre di Dio è figura della Chiesa nell'ordine della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo. Infatti nel mistero della Chiesa, la quale è pure giustamente chiamata madre e vergine, la beata Vergine Maria è andata presentandosi in modo eminente e singolare quale verginee madre. Poiché per la sua fede ed obbedienza generò sulla terra lo stesso Figlio di Dio, senza contatto con uomo,ma adombrata dallo Spirito Santo, quale Eva novella credendo non all'antico serpente, ma senza alcuna esitazione, al messaggero di Dio. Diede poi alla luce il Figlio che Dio ha posto quale primogenito tra i molti fratelli,cioè tra i fedeli, alla rigenerazione e formazione dei quali essa coopera con amore di madre.
(Da: Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione Lumen Gentium, n. 63)

Breviario ambrosiano


Padre santo, che nel cammino della Chiesa
pellegrina sulla terra
hai posto quale segno luminoso
la Beata Vergine Maria,
per la sua intercessione
sostieni la nostra fede e ravviva la nostra speranza,
perché nessun ostacolo ci faccia deviare
dalla strada che porta alla salvezza.


SESTO GIORNO
MARIA ASSUNTA ANTICIPA IL COMPIMENTO DELLA VITA DI FEDE


L'ultima prospettiva, guardando le cose attraverso il senso e la presenza di Maria, è l'Assunzione: perché l'ultima prospettiva nostra è la risurrezione di Cristo. (…)
Un'indicazione che segue è allora l'invito ad abituarci a pensare che la risurrezione di Cristo, cui saremo configurati, è l'avvenimento definitivo, "ultimo": non appena per ciascuno di noi, ma del mono e della storia.
Ciò significa che il cammino della storia è compreso in questo avvenimento, non contraddice questo avvenimento: è fatto per rilevare o per riverberare in sé definitivamente questo avvenimento. (…)
L'Assunta, il mistero dell'Assunta ce lo dice, o ce lo dovrebbe dire: in quanto è il primo, singolare riverbero della risurrezione di Cristo.
Abbiamo detto tante volte che Maria è dalla nostra parte, pur essendo singolarmente partecipe del destino di Cristo. Possiamo dire che l'Assunta è dalla nostra parte, pur essendo singolarmente partecipe della risurrezione di Cristo.
Quando la preghiamo "Regina assunta in cielo", come si dice nelle litanie, potremmo tradurre "Regina dei risorti come Cristo".Non dei risorti comunque,ma dei risorti come Cristo.
"Sorella nostra", dunque di cui singolarmente l'immagine dell'Adamo celeste, risalta oltre la morte, perché singolarmente partecipe coinvolta in tutte le dimensioni dell'Ora.
(Da: Giovanni Moioli, Il mistero di Maria)

Santa Maria,
Madre di Dio,
prega per noi peccatori
adesso e nell'ora
della nostra morte.
Amen.


SETTIMO GIORNO
IL CAMMINO VERSO LA DISPONIBILITA'


L'angelo: " Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti adombrerà. Perciò sarà santo ciò che nascerà da te, e sarò chiamato Figlio di Dio. Non temere, o Maria: infatti tu hai trovato grazia presso Dio".
La Madre di Dio: Tu sei venuto a portarmi un mistero dalle molte domande, annunziandomi la venuta dello Spirito Santo: e come, piuttosto, io non sarò incredula per questo tuo paradossale annunzio? Dimmelo, tu che mi parli.
L'angelo: " Getta via il tuo pensiero incredulo, o Vergine. Ecco, come mi sembra, le mie parole hanno avuto compimento: il tuo seno porta un peso, anche se tu non lo vuoi "perché nessuna parola sarà impossibile presso Dio". (…)
La Madre di Dio: Io tremo per la straordinaria ricorrenza dell'insolito parto. Io mi preoccupo anche per rispetto a Giuseppe, e non so cosa quindi avverrà. Perciò mi conviene andare alla casa di Zaccaria presso la mia parente. (…)
L'angelo: " Quegli, l'Altissimo, dopo aver scrutato tutto l'universo e non avendo trovato una madre simile a te,certamente - come volle, come decise - per il suo amore per gli uomini sarà generato come uomo da te santificata".
La Madre di Dio: " Cantando io loderò il Signore "perché ha guardato l'umiltà della sua serva: ecco,d'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata", e il popolo dei pagani mi loderà continuamente. (…)
L' angelo: O vergine, albergo di gioia sopraceleste, dimora soave e meravigliosa, tu sola veramente benedetta fra le donne, preparati ormai all'arcana venuta di Cristo.
La Madre di Dio: O giovanetto, albergo di gioia sopraceleste, tu che sei venuto qui dagli esseri incorporei e ti intrattieni a parlare con il fango: fino a quando io ti dovrò sostenere e fino a quando tu non porrai termine alle tue parole? "Ecco l'ancella del Signore, avvenga di me secondo la tua parola".
(Da: Germano di Costantinopoli, Omelie mariologiche)

Salmo 23, 1-3

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.


OTTAVO GIORNO
MARIA VIVE LA DISPONIBILITA' AL PROGETTO DI DIO

Vedi la sua capacità di comprendere? Vedi l'eccellenza della sua saggia modestia? Dopo che apprese e comprese il concepimento della prole e la generazione del neonato, e inoltre che egli fosse figlio, come sarebbe stato chiamato e sul trono di chi sarebbe successo, su chi avrebbe regnato, e che fino alla fine il nascituro non sarebbe stato senza regno: allora emise di rimando una voce gioiosa: " Ecco l'ancella del Signore, avvenga di me secondo la tua Parola" dicendo chiaramente: Ecco, io sono pronta, nulla lo impedirà.
L'anima è consenziente, il seno è ben disposto: infatti è intatto, conservato soltanto per il suo creatore. " Ecco l'ancella del Signore": docile all'obbedienza, spinta al servizio, pronta all'accoglienza.
" Avvenga di me secondo la tua parola": poiché finora - dice - mi hai annunziato bene ogni cosa per quanto era possibile, tutto ciò che è stato compiuto è pieno della gioia e della gloria superiore. " Ecco l'ancella del Signore, avvenga di me secondo la tua parola": oh indescrivibile piano divino! Oh grazia! Supremamente oh, consiglio e prescienza eterni! Realmente lo Spirito Santo venne ad abitare nella Vergine, la potenza dell'Altissimo stese la sua potenza su di lei, secondo la prestabilita volontà e prescienza di Dio.
(Da: Andrea di Creta, Omelie mariane)

Salmo 1, 1-3
Beato l'uomo che non segue il consiglio degli empi,
non indugia nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli stolti;
ma si compiace della legge del Signore,
la sua legge medita giorno e notte.
Sarà come albero piantato lungo corsi d'acqua,
che darà frutto a suo tempo
e le sue foglie non cadranno mai
riusciranno tutte le sue opere.


NONO GIORNO
DISPONIBILITA' E DECISIONE

Maria decide. Ha riflettuto, ha ascoltato, anzi sappiamo, dal brano precedente di Luca, che si è domandata: "Che cosa significa questo saluto?" e poi ha domandato all'angelo "Come avverrà questo?". Dopo aver approfondito la riflessione e l'ascolto decide: "Eccomi, avvenga di me quello che hai detto".
Questo momento della decisione del cuore è la radice della concretezza, è il suo punto nodale. La concretezza allora, non è un qualunque "fare": piuttosto è obbedienza alla verità,risposta ad una chiamata, è l'esprimere nella quotidianità ciò che si è capito.
Mi ha sempre impressionato l'episodio dell'ultimo viaggio di Tommaso Moro: lo stanno conducendo alla Torre di Londra dove sarà torturato e ucciso e lungo il Tamigi, nel silenzio della notte, ad un certo punto esclama: "Ho deciso!". Perché ha deciso proprio in quel momento? Evidentemente l'arresto da parte degli inviati del Re aveva suscitato in lui turbamento e sgomento,ma ad un certo punto di quel suo ultimo viaggio, la riflessione che aveva fatto a lungo prima dell'arresto, giunge alla scelta e decide di giocarsi fino in fondo per la purezza della sua fede e della sua onestà. La concretezza scatta nel momento in cui la scelta diventa decisione.
(Da: Carlo Maria Martini, La donna della riconciliazione)

Salmo 119, 57-60
La mia sorte, ho detto, Signore,
è custodire le tue parole.
Con tutto il cuore ti ho supplicato,
fammi grazia secondo la tua promessa.
Ho scrutato le mie vie,
ho rivolto i miei passi verso i tuoi comandamenti.
Sono pronto e non voglio tardare
a custodire i tuoi decreti.


DECIMO GIORNO
DISPONIBILITA' E CONCRETEZZA

Dovremmo allora, alla luce di Maria, riflettere sulla forza di concretezza dell'esperienza femminile, meglio su quella forza di concretezza che, pur non essendo esclusiva della donna, è spesso in lei particolarmente luminosa.
E' la capacità di intuire ciò che va fatto adesso e qui: è la sfiducia per i discorsi astratti e inconcludenti; è il senso delle persone, dei rapporti, del momento presente.
Questa riflessione ci porta a concludere che non esiste bene nel mondo se non è concreto, perché concretezza è attenzione al massimo grado di bene effettuabile, con amore, in una data situazione.
Voglio leggervi due righe di una lettera che ho ricevuto qualche tempo fa e che è un esempio di concretezza: " All'origine della mia vocazione missionaria ci sono i momenti di preghiera vissuti ogni primo giovedì del mese. In quei momenti forti sono riuscito a vivere l'esperienza del Cristo in mezzo a noi".
Ringraziando Dio, so che non è l'unica persona che, a partire dall'esperienza di questi anni, ha scelto una vita concreta di donazione; mi viene allora in mente che la risposta alla vocazione è una risposta profondamente concreta, è una scelta decisiva maturata nel cuore. Vorrei quindi invitarvi a pregare insieme con me per tutti coloro le cui scelte decisive e concrete di bene nella loro vita sono nate da incontri del giovedì.
(Da: Carlo Maria Martini, La donna della riconciliazione)

Salmo 24, 3-5


Chi salirà il monte del Signore?
Chi starà nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocente e cuore puro,
chi non pronunzia menzogna,
chi non giura a danno del suo prossimo.
Otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.


UNDICESIMO GIORNO
DISPONIBILITA' E CROCE

L'andare di Maria, con Cristo e portando Cristo, è l'andare con Colui che salva dalla croce; quindi è l'andare di colei che, progressivamente, nel suo cammino di fede e di associazione a Gesù Cristo, diventa la "Regina dei Martiri". (…)
Maria è "Regina dei Martiri perchè condivide, con un primato che è suo, il mistero di sofferenza e di amore che è appunto il mistero della croce di Gesù. E da questa condivisione, l'"andare" salvifico di Maria raggiunge il suo vertice.
Come non potremmo capire Gesù Cristo fermandoci all'Incarnazione e dimenticando la forza e la serietà della croce del Signore, dimenticando che il culmine, il centro è la Pasqua del Signore, così è per Maria. Se fosse soltanto l'andare gioioso della Visitazione, non sarebbe l'andare reale di Maria: perché il suo è l'andare verso il momento culminante della salvezza, che è l"ora".
(Da: Giovanni Moioli, II mistero di Maria)

 

Salmo 31, 4-6
Tu sei la mia roccia e il mio baluardo,
per il tuo nome dirigi i miei passi.
Scioglimi dal laccio che mi hanno teso,
perché sei tu la mia difesa.
Mi affido alle tue mani;
tu mi riscatti, Signore, Dio fedele.


DODICESIMO GIORNO
DISPONIBILITA' E "MARTIRIO NELLO SPIRITO"

Non meravigliatevi, o fratelli, quando si dice che Maria è stata martire nello spirito. Si meravigli piuttosto colui che non ricorda d'aver sentito Paolo includere tra le più grandi colpe dei pagani che essi furono privi di affetto. Questa colpa è stata ben lontana dal cuore di Maria, e sia ben lontana anche da quello dei suoi umili devoti.
Qualcuno potrebbe forse obiettare: Ma non sapeva essa in antecedenza che Gesù sarebbe morto? Certo. Non era forse certa che sarebbe ben presto risorto? Senza dubbio e con la più ferma fiducia. E nonostante ciò soffrì quando fu crocifisso? Sicuramente e in modo veramente terribile. Del resto chi sei mai tu, fratello, e quale strano genere di sapienza è il tuo, se ti meravigli della solidarietà nel dolore della Madre col Figlio, più che del dolore del Figlio stesso di Maria?
Egli ha potuto morire anche nel corpo, e questa non ha potuto morire con lui nel suo cuore? Nel Figlio operò l'amore superiore a ogni altro amore. Nella Madre operò l'amore, al quale dopo quello di Cristo nessun altro amore si può paragonare.
(Da: San Bernardo abate, Discorso nella domenica fra l'Ottava dell'Assunzione)

1 Pietro 2,21-24


Cristo patì per voi,
lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme:
egli non commise peccato
e non si trovò inganno sulla sua bocca,
oltraggiato non rispondeva con oltraggi
e soffrendo non minacciava vendetta,
ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia.
Egli portò i nostri peccati sul suo corpo
sul legno della croce,
perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia.


TREDICESIMO GIORNO
MARIA, "DONNA DI SERVIZIO"

Può sembrare irriverente. E qualcuno avvertirà perfino odore di sacrilegio. Non saprei bene se per l'impressione di vedere un appellativo così povero attribuito alla Regina degli angeli e dei santi, o per la scarsa considerazione verso la categoria di coloro che si guadagnano il pane faticando in casa d'altri.
A dire il vero, anche il costume moderno ha ravvisato qualcosa di avvilente nel linguaggio antico: sicchè, invece che parlare di serva o persona di servizio, il vocabolario, passando attraverso la trafila lessicale di domestica o cameriera, si trastulla con termini più alla moda, e parla di lavorante alla pari o, addirittura, di "colf", che poi non è altro che una sigla furbesca ricavata dalle iniziali di collaboratrice familiare.
Eppure, quell'appellativo, Maria se l'è scelto da sola.
Per ben due volte, infatti, nel Vangelo di Luca, lei si autodefinisce serva. La prima volta, quando, rispondendo all'angelo, gli offre il suo biglietto da visita: "Eccomi, sono la serva del Signore". La seconda, quando nel Magnificat afferma che Dio "ha guardato l'umiltà della sua serva".
Donna di servizio, dunque.
A pieno titolo.
Un titolo che lei si porta incorporato per diritto di nascita e al quale sembra gelosamente tenerci come a un antico blasone nobiliare. Era o non era, se non proprio discendente come Giuseppe, almeno coinvolta con la "casa di Davide suo servo"?
(Da: don Tonino Bello, Maria, donna dei nostri giorni)

Dal breviario romano

L'anima mia
Magnifica il Signore:
umile e povera
egli mi ha guardata.


QUATTORDICESIMO GIORNO
SERVIZIO E FIDUCIA IN DIO

Santa Maria, serva del Signore, che ti sei consegnata anima e corpo a lui e hai fatto l'ingresso nel suo casato come collaboratrice familiare della sua opera di salvezza, donna veramente alla pari, che la grazia ha introdotto nell'intimità trinitaria e ha reso scrigno delle confidenze divine, domestica del regno, che hai interpretato il servizio non come riduzione di libertà, ma come appartenenza irreversibile alla stirpe di Dio, noi richiediamo di ammetterci alla scuola di quel diaconato permanente di cui ci sei stata impareggiabile maestra. (…)
Santa Maria, serva della Parola, serva a tal punto che, oltre ad ascoltarla e custodirla, l'hai accolta incarnata nel Cristo, aiutaci a mettere Gesù al centro della nostra vita. (…)
Santa Maria, serva del mondo, che subito dopo esserti dichiarata ancella di Dio sei corsa a farti ancella di Elisabetta, conferisci ai nostri passi la fretta premurosa con cui tu raggiungesti la città di Giuda, simbolo di quel mondo di fronte al quale la Chiesa è chiamata a cingersi il grembiule.
(Da: Don Tonino Bello, Maria, donna dei nostri giorni)

Salmo 138

Il Signore completerà per me l'opera sua:
Signore, la tua bontà dura per sempre:
non abbandonare l'opera delle tue mani.


QUINDICESIMO GIORNO
SERVIZIO E INTRAPRENDENZA

(Maria) decide di muoversi per prima: non viene sollecitata da nessuno. E lei che si inventa questo viaggio (verso la cugina Elisabetta): non riceve suggerimenti dall'esterno. E lei che si risolve a fare il primo passo: non attende che siano gli altri a prendere l'iniziativa.
Dall'accenno discretissimo dell'angelo ha avuto la percezione che la sua parente doveva trovarsi in serie difficoltà. Perciò, senza frapporre indugi e senza stare a chiedersi se toccava a lei o meno dare inizio alla partita, ha fatto bagagli, e via! Su per i monti di Giudea.."In fretta", per giunta. O, come traduce qualcuno, "con preoccupazione".
Ci sono tutti gli elementi per leggere, attraverso questi rapidi spiragli verbali, lo stile intraprendente di Maria. Senza invadenze. Stile confermato, del resto, alle nozze di Cana, quando, dopo aver intuito il disagio degli sposi, senza esserne da loro pregata, giocò la prima mossa e diede scacco matto al re.
Aveva proprio ragione Dante Alighieri nell'affermare che la benignità della Vergine non soccorre soltanto colui che a lei si rivolge, ma "molte fiate liberamente al dimandar precorre".
(Da: Don Tonino Bello, Maria donna dei nostri giorni)

 

Dal breviario romano

Ha fatto in me cose grandi
Colui che è potente:
e Santo è il suo nome.



SEDICESIMO GIORNO
SERVIZIO E DIMORA


La Visitazione di Maria può essere vista come il mistero dell' "andare". (…)
L'andare di Maria è, infatti, l'andare nell'andare stesso del Salvatore, in comunione con Lui.
Non a caso Luca richiama l'arca dell'Alleanza. Quasi a dire che il viaggio di Maria è il viaggio del
Salvatore, che ella porta con sé. E qual è la risonanza spirituale che il mistero suscita?
Esso richiama le condizioni stesse dell'andare perché l'azione sia cristiana.
Si "va" sempre richiamati da un Centro, sempre partendo da un Centro: il quale è Gesù Cristo, in cui si resta, in cui si "dimora" (cfr. Gv 15).
La "dimora" è dunque la condizione radicale, intrinseca all'azione, se si vuole che essa non si esaurisca in un qualunque impegno sociale o politico, ma sia cristiana. Allora anche se apparentemente strapperà "dalle gioie della contemplazione", in effetti, la prolungherà.
In ogni caso, andare "dimorando" è condizione irrinunciabile dell'andare: perché tutto non si riduce all'incisività dell'azione o al tipo di incisività che essa rappresenta e svolge.
La condizione interna di verità di ogni azione cristiana, la più profonda, è che essa sia svolta dimorando: saldando, cioè in sé le esigenze della "dimora" e delle realtà, senza vanificare o tradire né l'una né le altre. E'- possiamo dire - la condizione più propria dell'agire apostolico.
(Da: Giovanni Moioli, Il mistero di Maria)

Salmo 62, 6-9.12-13


Solo in Dio riposa l'anima mia, da lui la mia speranza.
Lui solo è mia rupe e mia salvezza, mia roccia di difesa: non potrò vacillare.
In Dio è la mia salvezza e la mia gloria; il mio saldo rifugio, la mia difesa è in Dio.
Confida sempre in lui, o popolo, davanti a lui effondo il tuo cuore, nostro rifugio è Dio.
Una parola ha detto Dio, due ne ho udite: il potere appartiene a Dio,
tua, Signore, è la grazia; secondo le sue opere tu ripaghi ogni uomo.


DICIASSETTESIMO GIORNO
SERVIZIO E CONDIVISIONE RADICALE

Possiamo cominciare questa meditazione guardando a Maria ai piedi della croce. (…)
Maria sta nell' "ora", commenta Giovanni, ed egli non parla tanto della sofferenza di Maria, quanto della sua vicinanza nella fede al Cristo che muore.
Qui, la condivisione della croce acquista, come già in Paolo e in Pietro, il senso del condivider la passione e la sofferenza di Cristo: Gli apostoli soffrono perché annunciano Cristo e vanno pieni di gioia perché sono fatti degni di soffrire per lui.
Pietro dice: "Cristo ha sofferto lasciandovi un esempio" (1 Pt 2,21) e Paolo continuamente interpreta tutta la sua vicenda apostolica, il suo patire, il suo lavorare in questa prospettiva di partecipazione al patimento di Cristo.
(Da: Giovanni Moioli, Il mistero di Maria)

 

Breviario ambrosiano

Donaci o Dio, la forza di rimanere nella tua parola,
che guidò sempre la beata vergine Maria
nel cammino della fede
e la congiunse intimamente, fino alla croce,
all'opera di redenzione del tuo Figlio.


DICIOTTESIMO GIORNO
SERVIZIO E SENSO DELLA CHIESA

Vogliamo considerare la presenza di Maria nel Cenacolo, a Pentecoste.
Cercheremo di meditare il mistero della Pentecoste sotto l'angolo prospettico di Maria.
L'andare dimorando della Visitazione, che si è precisato come un andare dimorando nel cuore aperto del Crocifisso, è alla luce della Pentecoste, l'andare apostolico, cioè l'andare degli apostoli.
Anche l'andare dell'azione secolare (ogni azione svolta nel mondo per il mondo), in quanto è un'azione cristiana è, deve essere, un andare apostolico. In un duplice senso: nel senso del modo di vivere la sequela di Cristo assumendo lo stile di vita degli apostoli; e nel senso della missione che è quella apostolica, fondamento e norma della missione ecclesiale. (…)
L'andare apostolico è l'andare ecclesiale con il senso della Chiesa, come "momento" della missione della Chiesa, radicandosi in essa.
In questo senso la Pentecoste, che è la festa della Chiesa, qualifica l'andare come apostolico, sia nel senso della sequela, sia nel senso della missione: qualifica, quindi, l'ecclesialità dell'andare.
La Pentecoste è, per così dire, traguardata - come la Croce - attraverso il senso della presenza di Maria, in forza della singolarità stessa del suo rapporto con Cristo. E' dalla nostra parte - ma essa sola- è la madre del Salvatore.
Maria non può, fin dall'inizio, fin dalla Visitazione e dalla Presentazione al tempio, essere associata a Cristo, se non come Colui che manda il suo Spirito.
"Donna ecco tuo Figlio (Gv 19,26. E l'apostolo e Maria sono le figure della Chiesa che nasce dal sacrificio, dalla Pasqua del Signore. Tuttavia vi è una fondamentalità in Maria, una principialità più profonda nei confronti dell'apostolo.
E al Cenacolo, gli apostoli e i discepoli fanno unità, nel'attesa orante,attorno a Maria, che resta dalla parte di quelli che pregano,ma è la Madre di Gesù.
(Da: Giovanni Moioli, Il mistero di Maria)

Breviario ambrosiano

Tu che hai mandato il Paraclito
agli apostoli adunati con Maria
concedi alla tua Chiesa
di essere un cuor solo e un'anima sola.


DICIANNOVESIMO GIORNO
"SPAZI" DI SILENZIO

Tra i tanti appellativi mariani, in cui non sai se ammirare di più la fantasia dei poeti o la tenerezza della pietà popolare, ne ho trovato uno di straordinaria suggestione: Maria, cattedrale del silenzio.
Certo, oggi è difficile sperimentare il silenzio nelle cattedrali delle metropoli. Però, chi vi entra condotto dalla voglia di pregare, troverà sempre l'angolo giusto. Sedendo e mirando, gli basterà sollevare lo sguardo al di sopra del pavimento, e il silenzio lo troverà nascosto lassù, nelle penombre delle arcate e tra gli incroci dei costoloni. Anzi, ancor più su. Perché, se si lascerà sedurre dall'altezza della volta, si fingerà nel pensiero anche lui, come il poeta dell'infinito, "interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete…".
Maria è appunto come una cattedrale gotica che custodisce il silenzio. Gelosamente. Non lo rompe neppure quando parla. Così come il silenzio del tempio che, là in alto, gioca con le luci colorate delle bifore e con gli intarsi dei capitelli e con le curve dell'abside,non viene rotto ma esaltato dal gemito dell'organo o dalle misteriose cadenze del canto gregoriano, che salgono da giù.
Ma perché Maria cattedrale del silenzio?
Intanto, perché è una donna di poche parole. Nel Vangelo parla appena quattro volte. All'annuncio dell'angelo. Quando intona il Magnificat. Quando ritrova Gesù nel tempio. E a Cana di Galilea.
Poi, dopo aver raccomandato ai servi delle nozze di dare ascolto all'unica parola che conta, lei tace per sempre.
(Da: Don Tonino Bello, Maria donna dei nostri giorni)

Salmo 8
Se guardo il cielo, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissate,
che cosa è l'uomo perchè te ne ricordi,
il figlio dell'uomo perché te ne curi?


VENTESIMO GIORNO
SILENZIO E VERGINITA'

Il Vangelo chiama Maria la "Vergine". La verginità, è in se stessa, silenzio e solitudine. Pur avendo, la verginità, anche aspetti biologici e affettivi, tuttavia il mistero della verginità ha contorni molto più ampi.
In primo luogo, la verginità, fisiologicamente psicologicamente parlando, è silenzio. Il cuore della vergine è, per essenza, un cuore solitario. Le emozioni umane d'ordine affettivo-sessuale, di per sé tanto clamorose, in un cuore vergine restano in completo silenzio. Tutto è calma, pace, come una fiamma velata: non repressa,né oppressa, ma controllata.
La verginità affonda le sue radici nel mistero della povertà.
Silenzio, solitudine, povertà, verginità- concetti così condizionati e inseriti l'uno all'altro -non hanno in sé nessun valore: sono vuoti. Un'unica cosa dà loro senso e contenuto:Dio.
Verginità significa pieno consenso al pieno dominio di Dio, alla completa ed esclusiva presenza del Signore. Dio stesso è il mistero finale e la totale spiegazione della verginità.
(…) Maria è in una profonda solitudine - verginità - popolata completamente dal suo Signore. Dio la colma e la calma. Il Signore abita in lei pienamente. (…)
La figura umana della Madre, che i Vangeli ci presentano, così piena di maturità e di pace, attenta a servire tutti gli altri, è il frutto di una verginità vissuta alla perfezione.
(Da: I. Larranaga, Il silenzio di Maria)

Breviario ambrosiano

O Padre, donaci di aderire
con umile fede alla tua parola
sull'esempio della Vergine immacolata
che, all'annunzio dell'angelo,
accolse il tuo Verbo ineffabile
e, colma di Spirito Santo,
divenne tempio di Dio.


VENTUNESIMO GIORNO
SILENZIO E FORTEZZA NELL'INTIMITA'

Nelle circostanze in cui con l'Annunciazione venne a trovarsi la giovane madre, qualsiasi donna si sarebbe lasciata prendere da un rapimento emotivo.
Ora,nel momento dell'Annunciazione, Maria apprende che il sogno fantastico di partecipare della gloria futura di Israele, ebbrezza segreta di tante donne di Israele, sta per realizzarsi proprio in lei. E si consumerà, in maniera prodigiosa, per un intervento eccezionale al'onnipotente Dio. Ella, ben abituata a riflettere, prende piena coscienza della "rivelazione" che le viene data.
Ebbene, e in una simile circostanza, una donna è capace di controllare le proprie emozioni e rimanersene in silenzio, ciò vuol dire che possiede una maturità oltre ogni misura.
(…)Maria seppe starsene n silenzio, senza dir nulla a nessuno, racchiudendo in sé il peso di un così grande segreto. Ciò significa che ella è veramente padrona di se stessa.
A questo punto ci chiediamo quale potrebbe essere all'infuori della grazia la spiegazione psicologica della fortezza interiore della giovane donna di Nazareth.
In primo luogo, Maria è una donna contemplativa e ogni contemplativo possiede una sana maturità. Chi contempla è uno che è uscito da se stesso, è precisamente un'anima capace di ammirare, commossa e piena di gratitudine. Possiede pertanto una forte capacità di stupore.
(…) Maria essendo un'autentica contemplativa, possiede tale forza interiore.
(Da: I. Larranaga, Il silenzio di Maria)

Salmo 63, 2-4


O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco,
di te ha sete l'anima mia, a te anela la mia carne,
come terra deserta, arida, senz'acqua.
Così nel santuario ti ho cercato
per contemplare la tua potenza e la tua gloria.
Poiché la tua grazia vale più della vita,
le mie labbra diranno la tua lode.

VENTIDUESIMO GIORNO
SILENZIO E PAROLA

Il silenzio di Maria non è solo assenza di voci. Non è il vuoto di rumori. E neppure il risultato di una particolare ascetica della sobrietà. E', invece, l'involucro teologico di una presenza. Il guscio di una pienezza. Il grembo che custodisce la Parola.
Uno degli ultimi versetti della lettera ai Romani ci offre la cifra interpretativa del silenzio di Maria. Parla di Gesù Cristo come "rivelazione del mistero taciuto per secoli eterni".
Cristo, mistero taciuto. Nascosto, cioè segreto.
Letteralmente avvolto nel silenzio.
In altri termini il Verbo di Dio nel grembo dell'eternità era fasciato dal silenzio. Entrando nel grembo della storia, non poteva avere altre bende. E Maria gliele ha offerte con la sua persona.
E' divenuta così il prolungamento terreno di quell'arcano tacere del cielo. E' stata costituita simbolo per chi vuol mantenere segreti d'amore E per noi tutti, devastati dal frastuono, è rimasta scrigno silente della Parola: "Serbava tutte queste cose nel suo cuore".
(Da: don Tonino Bello, Maria, donna dei nostri giorni)

 

Salmo 119
La tua parola nel rivelarsi illumina,
dona saggezza ai semplici.


VENTITREESIMO GIORNO
SILENZIO ED ESSENZIALITA'

Donna di poche parole, perché, afferrata dalla Parola, ne ha così vissuta la lancinante essenzialità, da saper distinguere senza molta fatica il genuino tra mille surrogati, il panno forte nella sporta degli straccivendoli, la voce autentica in una libreria di apocrifi, il quadro d'autore nel cumulo delle contraffazioni.
Nessun linguaggio umano deve essere stato così pregnante come quello di Maria. Fatto di monosillabi, veloci come un "sì". O di sussurri, brevi come un "fiat". O di abbandoni, totali come un "amen". O di riverberi biblici, ricuciti dal filo di una sapienza antica, alimentata da fecondi silenzi.
Icona dell'antiretorica, non posa per nessuno. Neppure per il suo Dio. Tanto meno per i predicatori, che l'hanno spesso usata per gli sfoghi della loro prolissità.
Proprio perché in lei non c'è nulla di declamatorio, ma tutto è preghiera, vogliamo farci accompagnare da lei lungo i tornanti della nostra povera vita, in un digiuno che sia, soprattutto di parole.
(Da: don Tonino Bello, Maria donna dei nostri giorni)

 

Salmo 141
Poni, Signore,
una custodia alla mia bocca,
sorveglia la porta delle mie labbra.


VENTIQUATTRESIMO GIORNO
SILENZIO E UMILTA'

Un silenzio impressionante avvolge la vita di Maria. Nei Vangeli, la Madre compare incidentalmente e scompare subito.
I primi due capitoli, in genere, parlano di lei. Ma anche in essi Maria appare come un candelabro: ciò che importa è la luce: il Bambino. Come abbiamo già spiegato, le notizie dell'infanzia furono riferite da Maria. Potremmo dire: in esse parla Maria. E la Madre parla di Giuseppe, di Zaccaria, di Simeone, dei pastori, degli angeli, dei re… Di se stessa parla appena appena: Maria non è narcisista.
Nel seguito dei Vangeli la Madre appare e scompare come una stella errante, quasi avesse vergogna di presentarsi. Al di fuori di apparizioni fuggitive, la Bibbia non concede spazi a Maria, soltanto Dio è importante: Maria compare un istante e poi torna nel silenzio.
La Madre fu simile a una di quelle vetrate limpide e trasparenti che si trovano a volte nei nostri ampi soggiorni. Siamo in casa, in poltrona e contempliamo scene varie e meravigliosi paesaggi: vediamo la gente che cammina per strada, alberi, uccelli, panorami bellissimi, stelle durante la notte. Ci entusiasmiamo per tanta bellezza,ma a chi dobbiamo il poterla contemplare? Forse raramente valutiamo la funzione della vetrata e della sua presenza. Se al suo posto ci fosse un muro vedremmo le stesse meraviglie? Quel vetro è così umile da lasciar trasparire un panorama magnifico, rimanendo in silenzio.
Questa fu esattamente la funzione di Maria.
Fu donna povera e limpida - come un vetro lucentissimo. Disinteressata ed umile, che ci rese presente e trasparente i mistero totale di Dio e della salvezza. Per sé scelse il silenzio.
Navigò nel mare dell'anonimato, perduta nella notte del silenzio, sempre in procinto di sacrificarsi e di sperare. Per questo la figura di Maria non è compiuta, ma ha contorni ben delineati e appariscenti.
E' questo il destino di Maria. Meglio, Maria non ha destino, come non ha contorni umanamente ben definiti: è sempre adornata dallo splendore del Figlio, esprime sempre la relazione con Lui. La Madre fu un "silenzio affascinante", come dice Gertrud von Le Fort.
Maria fu la Madre perduta silenziosamente nel Figlio.
(Da: I. Larranaga, Il silenzio di Maria)

 

Lc 1, 46-49

L'anima mia magnifica il Signore,
il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva:
D'ora in poi tutte le generazioni
mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente.

 

VENTICINQUESIMO GIORNO
IMITARE LA FEDE DI MARIA
Mentre la Chiesa ha già raggiunto nella beatissima Vergine la perfezione, con la quale è senza macchia e senza ruga (cfr. Ef 5,27), i fedeli si sforzano ancora di crescere nella santità debellando il peccato: e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti. La Chiesa pensando a Lei con pietà filiale e contemplandola alla luce del Verbo fatto uomo, con venerazione penetra più profondamente nell'altissimo mistero dell'incarnazione e si va ognor più conformando col suo Sposo. Maria, infatti, la quale per la sua intima partecipazione alla storia della salvezza, riunisce per così dire riverbera i massimi dati della fede, mentre viene predicata e onorata chiama i credenti al Figlio suo, al suo sacrificio e all'amore del Padre. A sua volta la Chiesa, mentre persegue la gloria di Cristo, diventa più simile alla sua eccelsa Figura, progredendo continuamente nella fede, speranza e carità e in ogni cosa cercando e seguendo la divina volontà.
Onde anche nella sua opera apostolica la Chiesa giustamente guarda a Colei, che generò Cristo, concepito appunto dallo Spirito Santo e nato dalla Vergine per nascere e crescere anche nel cuore dei fedeli per mezzo della Chiesa. La Vergine infatti nella sua vita fu modello di quell'amore materno, del quale devono essere animati tutti quelli, che nella missione apostolica della Chiesa cooperano alla rigenerazione degli uomini.
(Da: Concilio Vaticano II, Costituzione Lumen Gentium n. 65)

Apocalisse 15, 3-4


Grandi e mirabili sono le tue opere,
o Signore Dio onnipotente;
giuste e veraci le tue vie,
o Re delle genti!
Chi non temerà, o Signore,
e non glorificherà il tuo nome?
Poiché tu solo sei santo.
Tutte le genti verranno
e si prostreranno davanti a te,
perché i tuoi giusti giudizi si sono manifestati.


VENTISEIESIMO GIORNO
LA VERGINE IN ASCOLTO

Maria è la Vergine in ascolto, che accoglie la parola di Dio con fede; e questa fu per lei premessa e via alla maternità divina, poiché, come intuì Sant'Agostino, "la beata Maria colui (Gesù) che partorì credendo, credendo concepì".
Infatti ricevuta dall'angelo la risposta al suo dubbio (cfr. Lc 1, 34-37), "essa piena di fede e concependo il Cristo prima nella sua mente che nel suo grembo,"ecco - disse - la serva del Signore, sia fatto di me secondo la tua parola" ( Lc 1, 38)"; fede, che fu per lei causa di beatitudine e certezza circa l'adempimento della promessa: "E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore" ( Lc 1, 45); fede con la quale ella, protagonista e testimone singolare della incarnazione ritornava sugli avvenimenti dell'infanzia di Cristo, raffrontandoli tra loro nell'intimo del suo cuore (cfr. Lc 2, 19.51). Questa, accoglie, proclama, venera la parola di Dio, la dispensa ai fedeli come pane di vita e alla sua luce scruta i segni dei tempi, interpreta e vive gli eventi della storia.
(Da: Paolo VI, Marialis cultus, n. 17)

Salmo 119, 89-94

La tua parola, Signore,
è stabile come il cielo.
La tua fedeltà dura per ogni generazione;
hai fondato la terra ed essa è salda.
Per tuo decreto tutto sussiste fino ad oggi,
perché ogni cosa è al tuo servizio.
Se la tua legge non fosse la mia gioia,
sarei perito nella mia miseria.
Mai dimenticherò i tuoi precetti:
per essi mi fai vivere.
Io sono tuo: salvami,
perché ho cercato il tuo volere.


VENTISETTESIMO GIORNO
LA VERGINE IN PREGHIERA

Maria è, altresì, la Vergine in preghiera. Così essa appare nella visita alla madre del precursore, in cui effonde il suo spirito in espressioni di glorificazione a Dio, di umiltà, di fede, di speranza: tale è il cantico L'anima mia magnifica il Signore (cfr. Lc 1, 46-55), la preghiera per eccellenza di Maria,il canto dei tempi messianici nel quale confluiscono l'esultanza dell'antico e del nuovo Israele,poiché - come sembra suggerir ire Sant' Ireneo - nel cantico di Maria confluì il tripudio di Abramo che presentiva il Messia (cfr. Gv 8,56) e risuonò, profeticamente anticipata, la voce della chiesa: "L'anima magnifica il Signore…". Infatti, il cantico della Vergine, dilatandosi, è divenuto preghiera di tutta la chiesa in tutti i tempi.
Vergine in preghiera appare Maria a Cana dove, manifestando al Figlio con delicata implorazione una necessità temporale, ottiene anche un effetto di grazia: che Gesù,compiendo il primo dei suoi "segni", confermi i discepoli nella fede in lui (cfr. Gv 2, 1-12).
(Da: Paolo VI, Marialis cultus, n. 18)

 

Salmo 138, 1-3

Ti rendo grazie, Signore,con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
A te voglio cantare davanti agli angeli,
mi prostro verso il tuo tempio santo.
Rendo grazie al tuo nome
per la tua fedeltà e la tua misericordia:
hai resola tua promessa più grande di ogni fama.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.


VENTOTTESIMO GIORNO
LA VERGINE MADRE

Maria è, ancora, la Vergine madre, cioè colei che "per la sua fede e obbedienza generò sulla terra lo stesso Figlio del Padre, senza contatto con uomo,ma adombrata dallo Spirito Santo": prodigiosa maternità, costituita da Dio quale tipo e modello della fecondità della vergine-chiesa, la quale "diventa anche essa madre, poiché con la predicazione e il battesimo genera a vita nuova e immortale i figli, concepiti per opera dello Spirito Santo e nati da Dio".
Giustamente gli antichi Padri insegnavano che la chiesa prolunga nel sacramento del battesimo la maternità verginale di Maria. Tra le loro testimonianze ci piace ricordare quella del nostro illustre predecessore San Leone Magno, il quale in una omelia natalizia afferma: "L'origine che (Cristo) ha preso nel grembo della Vergine, l'ha posta nel fonte battesimale; ha dato all'acqua quel che aveva dato alla Madre; difatti, la virtù dell'Altissimo è l'adombramento dello Spirito Santo (cfr. Lc 1,35), che fece sì che Maria desse alla luce il Salvatore, fa anche sì che l'acqua rigeneri il credente".
(Da: Paolo VI, Marialis cultus, n.19)

Salmo 131

Signore, non si inorgoglisce il mio cuore
e non s leva con superbia il mio sguardo;
non vado in cerca di cose grandi,
superiori alle mie forze.
Io sono tranquillo e sereno
come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è l'anima mia.
Speri Israele nel Signore,
ora e sempre.


VENTINOVESIMO GIORNO
LA VERGINE CHE SI OFFRE

Maria è, infine, la Vergine offerente. Nell'episodio della presentazione di Gesù al tempio(cfr. Lc. 2.22-35), la chiesa, guidata dallo Spirito, ha scorto, al di là dell'adempimento delle leggi riguardanti l'oblazione del primogenito (cfr. Es 13, 11-16) e la purificazione della madre (cfr. Lv 12. 6-8), un mistero salvifico, relativo appunto alla storia della salvezza: ha rilevato, cioè, la continuità dell'offerta fondamentale che il Verbo incarnato fece al Padre, entrando nel mondo (cfr. Eb 10, 5-7); ha visto proclamata l'universalità della salvezza poiché Simeone, salutando nel bambino la luce per illuminare le genti e la gloria di Israele (cfr. Lc 2,32), riconosceva in lui il Messia, il Salvatore di tutti; ha inteso il riferimento profetico alla passione di Cristo: che le parole di Simeone, le quali congiungevano in un unico vaticinio il Figlio "segno di contraddizione" (Lc 2,34) e la Madre, a cui la spada avrebbe trafitto l'anima (cfr. Lc 2,35), si avverarono sul Calvario.
Mistero di salvezza, dunque, che nei suoi vari aspetti orienta l'episodio della presentazione al tempio verso l'evento salvifico della croce. Ma la chiesa stessa, soprattutto a partire dai secoli del medioevo, ha intuito nel cuore della Vergine, che porta i Figlio a Gerusalemme per presentarlo al Signore (cfr. Lc 2,22), una volontà oblativa, che superava il senso ordinario del rito. Di tale intuizione abbiamo testimonianza nell'affettuosa apostrofe di San Bernardo: "Offri il tuo Figlio, o Vergine santa, e presenta al Signore il frutto benedetto del tuo seno. Offri per la riconciliazione di noi tutti la vittima santa, a Dio gradita".
(Da: Paolo VI, Marialis cultus,n. 20)

2 Timoteo 2, 11-13

Se moriamo con lui
vivremo anche con lui;
se con lui perseveriamo,
con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo,
anch'egli ci rinnegherà;
se noi manchiamo di fede,
egli però rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso.


TRENTESIMO GIORNO
MAESTRA DI VITA SPIRITUALE

Modello di tutta la chiesa nell'esercizio del culto divino, Maria è anche, evidentemente, maestra di vita spirituale per i singoli cristiani. Ben presto i fedeli cominciarono a guardare Maria per fare, come lei, della propria vita un culto a Dio e del loro culto un impegno di vita. Già nel IV secolo, Sant' Ambrogio parlando ai fedeli, auspicava che in ognuno di essi fosse l'anima di Maria per glorificare Dio: "Dev'essere in ciascuno l'anima di Maria per magnificare il Signore, dev'essere in ciascuno il suo spirito per esultare in Dio".
Maria, però, è soprattutto modello di quel culto che consiste nel fare della propria vita un'offerta a Dio: dottrina antica, perenne, che ognuno può riascoltare, ponendo mente all'insegnamento della chiesa, ma anche porgendo l'orecchio alla voce stessa della Vergine, allorchè essa, anticipando in sé la stupenda domanda della preghiera del Signore: "Sia fatta la tua volontà" (Mt 6, 10), rispose al messaggero di Dio: "Ecco la serva del Signore: sia fatto di me secondo la tua parola" (Lc 1 ,38). E il "sì"di Maria è per tutti i cristiani lezione ed esempio per fare dell'obbedienza alla volontà del Padre la via e il mezzo della propria santificazione.
(Da: Paolo VI, Marialis cultus, n. 21)

Ezechiele 36, 24-28

Vi prenderò dalle genti, vi radunerò da ogni terra
e vi condurrò sul vostro suolo.
Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati;
io vi purificherò da tutte le vostre sozzure
e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo,
toglierò da voi il cuore di pietra
e vi darò un cuore di carne.
Porrò il mio spirito dentro di voi
e vi farò vivere secondo i miei statuti
e vi farò osservare emettere in pratica le mie leggi.
Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri;
voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio.


LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
A TUTTI I FEDELI PER IL MESE DI MAGGIO 2020

 

Cari fratelli e sorelle,

è ormai vicino il mese di maggio, nel quale il popolo di Dio esprime con particolare intensità il suo amore e la sua devozione alla Vergine Maria. È tradizione, in questo mese, pregare il Rosario a casa, in famiglia. Una dimensione, quella domestica, che le restrizioni della pandemia ci hanno “costretto” a valorizzare, anche dal punto di vista spirituale.

Perciò ho pensato di proporre a tutti di riscoprire la bellezza di pregare il Rosario a casa nel mese di maggio. Lo si può fare insieme, oppure personalmente; scegliete voi a seconda delle situazioni, valorizzando entrambe le possibilità. Ma in ogni caso c’è un segreto per farlo: la semplicità; ed è facile trovare, anche in internet, dei buoni schemi di preghiera da seguire.

Inoltre, vi offro i testi di due preghiere alla Madonna, che potrete recitare al termine del Rosario, e che io stesso reciterò nel mese di maggio, spiritualmente unito a voi. Le allego a questa lettera così che vengano messe a disposizione di tutti.

Cari fratelli e sorelle, contemplare insieme il volto di Cristo con il cuore di Maria, nostra Madre, ci renderà ancora più uniti come famiglia spirituale e ci aiuterà a superare questa prova. Io pregherò per voi, specialmente per i più sofferenti, e voi, per favore, pregate per me. Vi ringrazio e di cuore vi benedico.

Roma, San Giovanni in Laterano, 25 aprile 2020
Festa di San Marco Evangelista

Papa Francesco


Preghiera a Maria

O Maria, Tu risplendi sempre nel nostro cammino come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a Te, Salute dei malati, che presso la croce sei stata associata al dolore di Gesù, mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano, sai di che cosa abbiamo bisogno e siamo certi che provvederai perché, come a Cana di Galilea, possa tornare la gioia e la festa dopo questo momento di prova.

Aiutaci, Madre del Divino Amore, a conformarci al volere del Padre e a fare ciò che ci dirà Gesù, che ha preso su di sé le nostre sofferenze e si è caricato dei nostri dolori per condurci, attraverso la croce, alla gioia della risurrezione. Amen.

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.


Preghiera a Maria

«Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio».

Nella presente situazione drammatica, carica di sofferenze e di angosce che attanagliano il mondo intero, ricorriamo a Te, Madre di Dio e Madre nostra, e cerchiamo rifugio sotto la tua protezione.

O Vergine Maria, volgi a noi i tuoi occhi misericordiosi in questa pandemia del coronavirus, e conforta quanti sono smarriti e piangenti per i loro cari morti, sepolti a volte in un modo che ferisce l’anima. Sostieni quanti sono angosciati per le persone ammalate alle quali, per impedire il contagio, non possono stare vicini. Infondi fiducia in chi è in ansia per il futuro incerto e per le conseguenze sull’economia e sul lavoro.

Madre di Dio e Madre nostra, implora per noi da Dio, Padre di misericordia, che questa dura prova finisca e che ritorni un orizzonte di speranza e di pace. Come a Cana, intervieni presso il tuo Figlio Divino, chiedendogli di confortare le famiglie dei malati e delle vittime e di aprire il loro cuore alla fiducia.

Proteggi i medici, gli infermieri, il personale sanitario, i volontari che in questo periodo di emergenza sono in prima linea e mettono la loro vita a rischio per salvare altre vite. Accompagna la loro eroica fatica e dona loro forza, bontà e salute.

Sii accanto a coloro che notte e giorno assistono i malati e ai sacerdoti che, con sollecitudine pastorale e impegno evangelico, cercano di aiutare e sostenere tutti.

Vergine Santa, illumina le menti degli uomini e delle donne di scienza, perché trovino giuste soluzioni per vincere questo virus.

Assisti i Responsabili delle Nazioni, perché operino con saggezza, sollecitudine e generosità, soccorrendo quanti mancano del necessario per vivere, programmando soluzioni sociali ed economiche con lungimiranza e con spirito di solidarietà.

Maria Santissima, tocca le coscienze perché le ingenti somme usate per accrescere e perfezionare gli armamenti siano invece destinate a promuovere adeguati studi per prevenire simili catastrofi in futuro.

Madre amatissima, fa’ crescere nel mondo il senso di appartenenza ad un’unica grande famiglia, nella consapevolezza del legame che tutti unisce, perché con spirito fraterno e solidale veniamo in aiuto alle tante povertà e situazioni di miseria. Incoraggia la fermezza nella fede, la perseveranza nel servire, la costanza nel pregare.

O Maria, Consolatrice degli afflitti, abbraccia tutti i tuoi figli tribolati e ottieni che Dio intervenga con la sua mano onnipotente a liberarci da questa terribile epidemia, cosicché la vita possa riprendere in serenità il suo corso normale.

Ci affidiamo a Te, che risplendi sul nostro cammino come segno di salvezza e di speranza, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria. Amen.




MAGGIO: IL MESE DEL S. ROSARIO

Il Rosario è nato dall'amore dei cristiani per Maria in epoca medioevale, forse al tempo delle crociate in Terrasanta. L'oggetto che serve alla recita di questa preghiera, cioè la corona, è di origine molto antica. Gli anacoreti orientali usavano pietruzze per contare il numero delle preghiere vocali. Nei conventi medioevali i fratelli laici, dispensati dalla recita del salterio per la scarsa familiarità col latino, integravano le loro pratiche di pietà con la recita dei "Paternostri", per il cui conteggio S. Beda il Venerabile aveva suggerito l'adozione di una collana di grani infilati a uno spago. Poi, narra una leggenda, la Madonna stessa, apparendo a S. Domenico, gli indicò nella recita del Rosario un'arma efficace per debellare l'eresia albigese.
Nacque così la devozione alla corona del rosario, che ha il significato di una ghirlanda di rose offerta alla Madonna. Promotori di questa devozione sono stati infatti i domenicani, ai quali va anche la paternità delle confraternita del Rosario. Fu un papa domenicano, S. Pio V, il primo a incoraggiare e a raccomandare ufficialmente la recita del Rosario, che in breve tempo divenne la preghiera popolare per eccellenza, una specie di "breviario del popolo", da recitarsi la sera, in famiglia, poiché si presta benissimo a dare un orientamento spirituale alla liturgia familiare. Quelle "Ave Maria" recitate in famiglia sono animate da un autentico spirito di preghiera: "E mentre si propaga la dolce e monotona cadenza delle "Ave Maria", il padre o la madre di famiglia pensano alle preoccupazioni familiari, al bambino che attendono o ai problemi che già pongono i figli più grandi. Questo insieme di aspetti della vita familiare subisce allora l'illuminazione del mistero salvifico del Cristo, e viene spontaneo affidarlo con semplicità alla madre del miracolo di Cana e di tutta quanta la redenzione".
La celebrazione della festività della Madonna del Rosario, istituita da S. Pio V per commemorare la vittoria riportata nel 1571 a Lepanto contro la flotta turca (inizialmente si diceva "S. Maria della Vittoria"), il giorno 7 ottobre, che in quell'anno cadeva di domenica, venne estesa nel 1716 alla Chiesa universale, e fissata definitivamente al 7 ottobre da S. Pio X nel 1913. La "festa del santissimo Rosario", com'era chiamata prima della riforma del calendario del 1960, compendia in certo senso tutte le feste della Madonna e insieme i misteri di Gesù, ai quali Maria fu associata, con la meditazione di quindici momenti della vita di Maria e di Gesù.