Lettere di don Luca Ciotti alla Parrocchia


FESTE PATRONALI (luglio 2019)

Cari parrocchiani,

è tempo di feste patronali! Nella nostra comunità, in tre parrocchie, il tempo estivo è accompagnato della memoria dei patroni. Di cosa si tratta?
Abbiamo a che fare con la Tradizione, quella con la “T” maiuscola, quella che riguarda i santi e la Madre di Dio e contemporaneamente la bella storia che il Signore ha saputo costruire con gli uomini e le donne che in queste terra ci hanno preceduto nella fede e ci hanno consegnato l’amore per il Signore Gesù.
E così l’esempio dei santi Pietro e Paolo e quello di Maria ci invitano a camminare con i piedi ben ancorati a terra e con la testa, lo sguardo, il cuore fortemente attratti dal cielo.
Proprio pochi giorni fa con i ragazzi dell’oratorio estivo siamo andati ad incontrare il nostro arcivescovo Mario Delpini che ci ha ricordato che la terra è piena della gloria di Dio: così la festa patronale ci ricolloca dentro il cammino di santità di un popolo e ci ridona nuovo slancio perché ci è chiesto di scovare gli angoli di gloria di Dio già presenti in questa terra e di contribuire a farne emergere di nuovi. Proprio per questo ci piace ricordare il suggerimento di Papa Francesco: “Gesù ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di una esistenza mediocre, annacquata, inconsistente”. Ed inoltre, possiamo camminare in questa direzione perché “siamo circondati, condotti e guidati dagli amici di Dio” (Gaudete et exultate).
Pur sapendo che il tempo che attraversiamo è complicato, soprattutto in riferimento ai problemi che sembrano emergere dal mondo del lavoro proprio nelle nostre terre, l’augurio è di poter ridare un tono alla nostra vita spirituale e di non dimenticarci di chi si trova in un tempo di crisi e magari vive nella casa di fianco alla nostra. L’esempio e la protezione dei santi e di Maria ci conducano a scelte coraggiose di fraternità e di attenzione reciproca.
Buona festa! Don Luca e don Gabriele


MATURITA' CRISTIANA (giugno 2019)

Alla fine dell’anno scolastico si tirano le somme di come i ragazzi sono maturati.
Anche le nostre parrocchie sono state caratterizzate dall’amministrazione del sacramento della Cresima, definito il sacramento della maturità cristiana. Tiriamo le somme.
Effettivamente con la S. Cresima termina l’inizio della fede e della responsabilità ecclesiale, la “iniziazione cristiana”, e comincia il tempo della fede “matura”. Quindi è il tempo di vivere la fede e la responsabilità ecclesiale. Sarebbe un guaio se ci si preparasse con quattro anni di catechismo, magari con sacrificio, e poi lasciar perdere tutto il cammino iniziato.
Eppure si ha l’impressine che si chiama il Vescovo per licenziare nel nulla tutto ciò che è stato fatto con impegno e abnegazione da parte della comunità cristiana verso questi 28 ragazzi.
Ma perché si chiama il Vescovo? Non basta il parroco che conosce meglio i suoi ragazzi?
Non può esistere un cristiano che non abbia riferimento al Vescovo, il successore degli apostoli, colui che garantisce la verità della fede, il testimone autorevole. Ebbene nella S. Cresima è il Vescovo che conosce i suoi, rappresenta Gesù che conferma nella fede i suoi discepoli, è il riferimento più significativo per vivere la fede in Cristo nel nostro tempo, in questa società, attualizza la presenza di Gesù in questo momento storico.
Al termine dell’iniziazione cristiana il Vescovo si fa presente.
Quindi dovrebbe essere Mons. Mario Delpini colui che amministra le Cresime: però la nostra Diocesi è la più grande del mondo (circa 5.000.000 di battezzati) e non potendo materialmente essere presente, delega altri vescovi o incaricati che però amministrano la Cresima a suo nome.
Poi li raduna tutti a S. Siro a Milano almeno per una fugace parola e per un simbolico incontro.
E i genitori e i parenti sono tutti preoccupati per le esteriorità, di fare bella figura, di riempire i vuoti con regali inutili, a volte disorientanti: non si sa più cosa regalare e allora si va sulla tecnologia, sempre più aggiornata. Ma perché non offrire al cresimato la Bibbia, un libretto di preghiera, di meditazione spirituale, un segno significativo del sacramento che faccia ricordare; potrebbe dare un senso reale alla grazia dello Spirito ricevuto. Altrimenti quando si chiede a un ragazzo che cosa ha vissuto nella Cresima, la risposta diventa: i regali, i soldi, il cellulare … ma qui siamo andati da tutt’altra parte, non era questo quello a cui ci si è preparati, l’impressione del fallimento.
E che dire dei padrini/madrine? Preoccupati di mantenere equilibri familiari, vengono scelte persone incoscienti del compito assegnato e assolutamente incapaci di autentiche relazioni spirituali.
La Chiesa, cosciente del grave e difficile impegno della educazione cristiana, sa che i genitori non bastano nell’entrata del figlio nel momento problematico dell’adolescenza. Quindi chiede un’altra persona che accompagni con maturità e competenza il ragazzo attraverso le prime esperienze di vita personale e sociale. Ebbene: ha un valore e un compito educativo.
Ma come può far crescere cristianamente un/a ragazzo/a se il padrino/madrina non partecipa alla Messa domenicale, non conosce il catechismo, abita lontano e non è mai reperibile, non è in completa comunione con la Chiesa (divorziato, risposato, convivente), magari si pone in contrapposizione con la stessa dottrina ecclesiale?
Quanti problemi! Forse non si potrà risolverli tutti. Però la prospettiva per ottenere dei buoni risultati è questa. Poi si fa quel che si può. Certo è che se cerchiamo di investire bene possiamo sperare in qualche buon risultato, se si è superficiali e disattenti poniamo le basi per vite sgangherate.
Se si vuole un bel fiore si costruisce una serra, si dà acqua a tempo opportuno, si difende dai parassiti. Allora speriamo di ottenere qualcosa di bello. … Altrimenti nell’abbandono crescono i rovi …

Don Gabriele


DALLA PASQUA, UOMINI E DONNE DI SPERANZA (maggio 2019)

Vi riconsegno i pensieri della notte di Pasqua: è un grazie a tutti voi e soprattutto a coloro che ci sono stati a camminare insieme attraverso il canto, il servizio all’altare, la preparazione delle celebrazioni e delle chiese. Ognuno ha fatto il suo pezzetto per l’utilità comune. E’ già un segno della Pasqua. Con il risorto camminiamo insieme a partire da questo tempo di Pasqua, un unico giorno fino a Pentecoste: è la vita che si diffonde, la gioia che cresce, la speranza che prende piede!

In questa veglia ricca di simboli mi piacerebbe raccogliere tre coordinate per navigare da risorti nel mare che è la vicenda personale e comunitaria di ognuno di noi. La storia, il grido, la speranza. La storia di salvezza, il grido di gioia, la speranza che genera.

LA STORIA DELLA SALVEZZA
La prima stella che brilla in questa notte si chiama storia della salvezza. E’ affascinante pensare che Dio da tempo immemore intessa una storia per noi e con noi. Ed è una storia di salvezza, una storia in cui Dio vuole salvarci da tutte quelle morse mortali che vogliono impossessarsi della nostra vita. E’ da tempo immemore che Dio si prodiga in tutti i modi per dirci che vuole avere una storia con noi. E così “in principio Dio creò il cielo e la terra”: è per te! Perché tu possa essere una benedizione! Ma poi ad Abramo dice con tutto l’affetto del mondo che non è fatto per uccidere ma per generare vita: “Abramo, Abramo” la mia storia con te è una storia che genera vita. E con Mosè e il popolo di Israele questa storia assume i lineamenti della libertà: “voglio cantare in onore di Dio perché ha mirabilmente trionfato”. E’ una storia in cui non puoi non accorgerti, sulla tua pelle, che alcuni passaggi della vita non sono semplicemente merito tuo. Ma poi il profeta ci suggerisce che è una storia ricca di parole , anzi della Parola di Dio che come la pioggia e la neve fa germogliare e no ritorna senza aver portato effetto … E’ l’invito ad essere docili proprio come dentro una storia d’amore in cui la docilità si tramuta in fiducia che cresce passo passo. Ecco è questa bella storia che abita il cuore di Dio; è questa bella storia che Dio ha a cuore di costruire anzi, fin dalll’origine dell’uomo. E noi? Noi siamo dentro questa bella storia che Dio desidera costruire per noi e con noi.

IL GRIDO DI GIOIA
C’è una seconda stella che ci da la direzione: è la vittoria sulla morte, il grido in atteso (o forse atteso da sempre), un grido che squarcia la notte e da il via a un’alba nuova! Nella veglia di questa notte c’è stato un annuncio, un grido nella notte, un grido capace di sconfiggere la notte. E’ il grido di gioia di chi ha scoperto che c’è qualcosa, o meglio Qualcuno, che ha il potere di sconfiggere la morte. E’ proprio vero, pur dentro quella bella storia di cui abbiamo parlato, noi ci scontriamo violentemente con la morte. Tu Signore Gesù risorto, questa notte ci hai detto e ci hai mostrato che la morte è vinta, che tutto ciò che arreca morte alla nostra vita e alla vita del mondo, è sconfitto dalla potenza del tuo amore. Non è vero che siamo fatti per morire, che veniamo al mondo per morire: tu ci hai mostrato che veniamo al mondo per allenarci a vivere per sempre! Ma nessuno lo dice che questa notte tu ci hai riconsegnato tra mano la scoperta più straordinaria della storia: la morte non è più l’ultima parola! E noi ingrati, o forse semplicemente ancora increduli, a cercare tutti i modi per allungare la vita, tutto ciò che è in grado di sconfiggere la morte. Un cristiano non solo ha scoperto che la creazione è per lui, è il dono che Dio ha fatto proprio a lui ma porta con sé quel grido di vita nuova: “sei fatto per l’eternità!” … niente di meno!
E’ la nuova creazione. E’ la vittoria sulla morte, su ciò che fa morire o su una vita da morti perché spesa a correre dietro a
ciò che sfama ma non sazia
ciò che distoglie dalla sete ma non disseta
ciò che riempie ma che non rende pieni
Quel grido che squarcia la notte ha il potere di aprire un’alba nuova …è già iniziata e a noi, questa sera, è data la grazia di saperlo, la fortuna di ricevere questo annuncio e contemporaneamente la possibilità di scegliere se restare nel buio della notte o nella luce che progressivamente illumina.

LA SPERANZA CHE GENERA
E infine la terza stella si chiama speranza: è speranza che genera! Il mondo di oggi più che mai ha bisogno di uomini e donne di speranza perché è
disperato! E chi se non noi, deve essere uomo o donna di speranza. E’ questo ciò che stanotte ci è consegnato come dono e come compito: il mondo è pieno di gente scontenta, affaticata, arrabbiata! Tu sei al mondo per dire con tutte le tue forze che Gesù è risorto e che questo è il tuo più grande motivo di speranza! Insomma tu non sei disperato ma sei ricolmo di speranza da far respirare, toccare, gustare a tutti coloro che tu incontrerai. Gli uomini e le donne della Pasqua sono uomini e donne di speranza e chi li incontra ne rimane contagiato, non può fare a meno di chiedersi cosa hanno di speciale, da dove viene la marcia in più che li abita. E’ il risorto che abita i loro cuori e non c’è più posto per la desolazione, la disperazione, la morte! E così diventano capaci di lottare, di resistere, di sognare, di sperare. Diventano capaci di porre segni divini nella vita degli uomini: per questo siamo al mondo, per lasciare il segno della Pasqua: è il passaggio di Gesù che ci fa passare dalla morte alla vita. Papa Francesco ci direbbe che essere uomini e donne della pasqua significa “essere persone-anfore per dare da bere agli altri. A volte l’anfora si trasforma in una pesante croce dove, trafitto, il Signore si è consegnato a noi come fonte di acqua viva. Non lasciamoci rubare la speranza” (E.G. 86)
E allora vi propongo due gesti concreti:
Il lumino fuori dalla finestra questa notte …gli altri non sapranno bene il perché ma noi si!
Un appartamento per Andrea, ragazzo disabile che è tornato a casa dopo più di due anni di ricovero per un aneurisma cerebrale: è “cosa nostra” non semplicemente della sua mamma (che lo ha tenuto in vita grazie alla sua speranza e alla sua tenacia) ma è di tutta questa comunità (tra l’altro, appartamento della parrocchia di Porto a favore di un ragazzo di Castelveccana!). Non è solo un gesto di pietà, ma vuole diventare un gesto della Pasqua perché il dolore, la solitudine,la morte sono vinte tutte le volte che una comunità diventa luogo di speranza. Lo dico in particolare per gli adolescenti e i giovani che ci sono qui perché possano andare a spingere la carrozzina di Andrea …io penso che non sarà solo una risurrezione per Andrea e la sua mamma ma anche per la nostra comunità!

E così vi consegno una cartolina, con un quadro che si trova a Domo e con una frase del Papa: “La comunità che custodisce i piccoli particolari dell’amore, dove i membri si prendono cura gli uni degli altri e costituiscono uno spazio aperto ed evangelizzatore, è luogo della presenza del Risorto che va santificando secondo il progetto del Padre (Gaudete et exultate, 144-145). Buona Pasqua!

Don Luca


In cammino con il Signore risorto (aprile 2019)

Il tempo di quaresima ci ha stimolato a camminare sulle orme del Signore Gesù attraverso l’ascolto della Parola di Dio e la voce del magistero di papa Francesco. E’ la gioia del vangelo ciò che muove i passi di una comunità cristiana. E’ la gioia che viene dalla bella notizia dell’amore di Gesù per ogni uomo e ogni donna che ci mette nella condizione di “giocare in attacco”, di muoverci per andare ad incontrare gli altri nei luoghi vitali in cui trascorrono la loro vita. E’ un nuovo sguardo sulla realtà che non dimentica gli ultimi ma che prova a partire proprio da loro per compiere le scelte importanti. E’ la passione per l’uomo e per questo mondo che ci fa dire che il tempo è superiore allo spazio, l’unità prevale sul conflitto, la realtà supera l’idea e il tutto è superiore ala parte. Proprio attorno a questi principi abbiamo cercato di riflettere e di tracciare qualche linea di cammino per la nostra comunità. Possa essere questo piccolo strumento lo stimolo per compiere grandi passi insieme o meglio, come dice il Papa, possa permetterci di iniziare processi che abbiano il coraggio di farci passare dal dire “abbiamo sempre fatto così” al desiderio di annunciare oggi la bellezza del vangelo.
L’augurio è che la Pasqua possa trasformare il nostro cuore e il cuore della nostra comunità così da “costituirci in stato di permanente missione” per diffondere nel mondo il profumo di Cristo, il vivente che ha il potere di far risorgere la nostra vita, già qui sulla terra!

Don Luca e don Gabriele


Sulla via della Croce verso la Risurrezione (marzo 2019)

Il tempo di quaresima porta con sé la grazia di entrare nella Pasqua di Gesù ovvero nel mistero di una vita totalmente donata. Qualcuno ritiene che la croce sia stato un incidente di percorso per il Signore Gesù. Avrebbe preferito che la vicenda del Maestro volgesse per altre vie. E invece è proprio nella via della croce che arriva al suo epilogo. Noi, gente così disillusa, non ne facciamo più caso ma ancora qualche bambino chiede come mai c’è un signore appeso a una croce (mi è capitato in una celebrazione con i bambini della scuola dell’infanzia!).
E così penso ad alcune considerazioni:
Lo sguardo di Gesù dalla croce: uno sguardo da cui lasciarsi guardare, al di là di ciò che riusciamo a fare noi. E’ lo sguardo di chi fa il tifo per noi e non si stanca di attirarci a sè
L’affetto del credente che si rivolge al crocifisso: è la preghiera accorata, il dialogo orante (un po' come quello di don Camillo!) che sa portare e depositare tutto dinnanzi alla croce di Gesù, consegnandoglielo con la confidenza dei figli e dei fratelli
La compartecipazione alla crocefissione di Gesù: è la consapevolezza che anche noi siamo compartecipi del male del mondo, anche noi non possiamo chiamarci fuori dal crocifiggere Gesù e con lui l’uomo ogni volta che aggiungiamo dei tasselli di male alla vicenda del mondo
Il cuore trafitto di chi ha sostato sotto la croce: molti che hanno avuto il coraggio di sostare sotto la croce se ne sono andati pentiti e hanno cambiato vita … la quaresima diventa così tempo di conversione e di scelte.
Per questo la tradizione della Chiesa porta con sé l’ardire di farci camminare con il Maestro portando ognuno la sua croce per arrivare con lui alla gloria di una vita da risorti perché abitati dalla sua presenza che non viene mai meno.

Ci aiuteranno in questo tempo allora varie proposte:

la PAROLA DI DIO nella sua abbondanza durante la liturgia ma anche nella predicazione di un tempo di esercizi spirituali.

la celebrazione della VIA DELLA CROCE passando per le vie dei nostri paesi per dire che è lì che si dona la vita dentro una quotidianità spesso segnata da pesanti fatiche e contemporaneamente da grandi gesti di solidarietà.

La meditazione della PASSIONE SECONDO MARCO per entrare nei sentimenti di Gesù e dei discepoli

L’amore per la chiesa (è lo stesso amore di Gesù fino all’ultimo respiro!) attraverso la riflessione sulla lettera del Papa “EVANGELII GAUDIUM” che ci consegna la gioia del vangelo e la responsabilità di essere evangelizzatori, contenti di Gesù, nella nostra società

L’attenzione ai GIOVANI riprendendo il riferimento al sinodo sui giovani da poco celebrato e consapevoli che la vita dei giovani spesso ha a che fare con la croce nei suoi vari aspetti

Un TEMPO PER LA RICONCILIAZIONE: per molti forse da anni si è persa la via del confessionale. Forza! Chiedere perdono è un rimettersi in cammino alla sequela del signore Gesù per una vita risorta!

Ci conceda il Signore di vincere le nostre pigrizie, di avere il coraggio di rischiare perché il vangelo possa raggiungere la nostra vita e renderci uomini e donne della Pasqua: di questo la nostra società, che ha perso ogni riferimento alla Gerusalemme celeste, forse necessita …a noi la possibilità di esercitarci! Così, come ci suggerirebbe il nostro arcivescovo, “cresce lungo il cammino il suo vigore”!

Buon cammino di quaresima per una Pasqua di risurrezione!


Sognare e costruire il domani già da oggi insieme (febbraio 2019)

Chi non è mai stato ad una giornata mondiale della gioventù non ha avuto la possibilità di respirare un’aria straordinariamente frizzante e ricca di speranza. Chi ci è stato sa bene che quello è un tempo che ha segnato passi significativi nel suo cammino.
E così abbiamo assistito alla GMG di Panama con i suoi 700000 giovani (ma allora ce ne sono ancora che desiderano seguire Gesù!), con il loro entusiasmo e con la guida sapiente e coinvolgente di papa Francesco.
Sulla scia del sinodo dei vescovi sui giovani il Papa ha rilanciato alcune linee che vengono consegnate anche a noi personalmente e soprattutto alla nostra comunità dove i giovani ci sono ma sembrano un po' nascosti, ci vuole il lanternino per andare a scovarli.

C’è di più
“Il Vangelo ci insegna che il mondo non sarà migliore perché ci saranno meno persone malate, deboli, fragili o anziane di cui occuparsi e neppure perché ci saranno meno peccatori, ma che sarà migliore quando saranno di più le persone che, come questi amici (si riferisce ad alcune testimonianze – ndr), sono disposte e hanno il coraggio di dare alla luce il domani e credere nella forza trasformatrice dell’amore di Dio”. E così, il progresso della società non sarà “solo per arrivare a possedere l’ultimo modello di automobile o acquistare l’ultima tecnologia sul mercato. C'è molto di più che vivere per questo”.
E’ chiaro che questa provocazione venga sul mondo adulto, sulle scelte che mettiamo in atto e che dietro la scusa di una miglior qualità della vita nascondono spesso la ricerca di una certa comodità: il criterio diventa così il confort …ma forse c’è di più …

C’è qualcuno che non è degno di amore?
Non si smentisce lo sguardo di Papa Francesco, che è sguardo di vangelo, nel suo riferimento agli ultimi: chissà se sapremo contagiarci e contagiare i giovani ad uno sguardo che permetta di ragionare così: “Non basta infatti stare tutto il giorno connessi per sentirsi riconosciuti e amati”. Occorre dire sì al Signore. E questo “significa avere il coraggio di abbracciare la vita come viene, con tutta la sua fragilità e piccolezza e molte volte persino con tutte le sue contraddizioni e mancanze di senso. Abbracciare la vita - prosegue Francesco - si manifesta anche quando diamo il benvenuto a tutto ciò che non è perfetto, puro o distillato, ma non per questo è meno degno di amore. Forse che qualcuno per il fatto di essere disabile o fragile non è degno d’amore? Qualcuno per il fatto di essere straniero, di avere sbagliato, di essere malato o in una prigione non è degno d’amore?

Così fece Gesù: abbracciò il lebbroso, il cieco e il paralitico, abbracciò il fariseo e il peccatore. Abbracciò il ladro sulla croce e abbracciò e perdonò persino quelli che lo stavano mettendo in croce”. Così i giovani devono imparare ad abbracciare la vita e scoprire di essere fatti per un di più.

Giovane non è sinonimo di “sala d’attesa”: siete l’adesso di Dio!
"Come se essere giovani - ha aggiunto - fosse sinonimo di “sala d’attesa” per chi aspetta il turno della propria ora. E nel “frattanto” di quell’ora, inventiamo per voi o voi stessi inventate un futuro igienicamente ben impacchettato e senza conseguenze, ben costruito e garantito con tutto ben assicurato: è la finzione della gioia. Così “vi tranquillizziamo e vi addormentiamo perché non facciate rumore, perché non facciate domande a voi stessi e agli altri, perché non mettiate in discussione voi stessi e gli altri; e in questo “frattanto” i vostri sogni perdono quota, cominciano ad addormentarsi e diventano illusioni rasoterra, piccole e tristi solo perché consideriamo o considerate che non è ancora il vostro adesso; che siete troppo giovani per coinvolgervi nel sognare e costruire il domani".
Non può e non deve essere così, ha detto il Papa. "Uno dei frutti del recente Sinodo è stata la ricchezza di poterci incontrare e, soprattutto, ascoltare. La ricchezza dell’ascolto tra generazioni, la ricchezza dello scambio e il valore di riconoscere che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che dobbiamo sforzarci di favorire canali e spazi in cui coinvolgerci nel sognare e costruire il domani già da oggi. Bisogna farlo insieme.
Uno spazio che non si regala né lo vinciamo alla lotteria, ma uno spazio per cui anche voi dovete combattere. Perché voi, cari giovani, non siete il futuro, ma l’adesso di Dio. Lui vi convoca e vi chiama nelle vostre comunità e città ad andare in cerca dei nonni, degli adulti; ad alzarvi in piedi e insieme a loro prendere la parola e realizzare il sogno con cui il Signore vi ha sognato".
Una bella provocazione! Ma è una provocazione per noi. E’ tempo di rimetterci sulle strade dei giovani perché loro possano rimettersi sulle strade del vangelo e della chiesa, non perché dobbiamo essere in tanti ma perché c’è un di più di amore che chiede di poter essere vissuto: così si manifesta l’adesso di Dio!

Ed ora appuntamento al 2022 a Lisbona: ci andiamo?


UN ANNO DI SPERANZE ... (gennaio 2019)

Diamo il benvenuto a don Gabriele Crenna che arriva definitivamente tra noi. Dopo le operazioni affrontate e un pò di tempo di convalescenza ora a tutti gli effetti sarà con noi abitando a Domo e alternandosi con don Luca nelle varie necessità di tutta la comunità di Castelveccana, Domo, Nasca e Porto. Lo ringraziamo e lo affidiamo a Maria perché possa accompagnarlo in questo nuovo tratto del suo ministero sacerdotale tra noi. Benvenuto!

don Luca

Iniziamo il nuovo anno con tante speranze, soprattutto che sia più positivo di quelli trascorsi. E in parte lo sarà, però si compirà un altro passo nell’esistenza: auguriamoci che sia una maturazione nella fede e nella carità perché il tempo ci avvicina all’incontro definitivo con Dio, nel quale peseranno le buone opere, la fede coerente, la speranza certa.
Ogni periodo di storia ha le sue caratteristiche: un predicatore affermava che è dal tempo di Adamo ed Eva che si dice “Non si può più andare avanti così!”. Eppure un fondo di concretezza questa primordiale definizione ce l’ha.
Non si può più andare avanti come gli anni scorsi: troppo è cambiato, noi anziani ci sentiamo fuori dalla storia e dalla società (se non si sa usare il computer si ha difficoltà anche per la pensione) la disgregazione del giorno di festa, valori dissolti senza neanche fare la guerra, … Da quando sono diventato prete ad oggi non mi ritrovo più - che dire ai genitori di oggi? Come farsi ascoltare dalle nuove generazioni? Dove saranno mai la formazione, la direzione spirituale, la confessione, …? – Mi ha fatto tenerezza un papà di famiglia cresciuto nell’oratorio dove ero io trent’anni fa che, telefonandomi per gli auguri, mi ha detto che è andato a tirar fuori gli appunti delle mie catechesi sulla confessione perché non sa più cosa dire a suo figlio.
Ma dov’è l’insegnamento della fede? E i catechisti? Dopo 4 anni di catechesi ai bambini cosa sanno dire su Dio, Gesù Cristo, …?
Oggi la religione non ha più interesse.
In una piccola inchiesta che avevo fatto con i giovani di dare una scala di valori da 1 a 10 temi (amore, famiglia, divertimento, … religione), ebbene la religione era al 9° posto (proprio per non deludermi!).
Quindi in una certo senso non si può più andare avanti così.
Siamo chiamati a vivere in unità pastorale, siamo chiamati a collaborare con altri (e questo costa fatica e risentimenti), siamo chiamati alla fedeltà ai valori pur non vedendoli condivisi, siamo chiamati a riadattarci agli orari delle celebrazioni, quasi impossibile avere un sacerdote per riferimento, …
Non eravamo abituati così! Eppure il Signore ci ha messo in questo mare e dobbiamo nuotare con le forze che abbiamo. Ma non solo le nostre forze, perché la Chiesa è di Cristo e la sua forza val ben più della nostra.
In mezzo alla confusione, dove il fiume ha tracimato da tutte le parti, teniamo fisso lo sguardo verso la mèta che è Cristo Signore (lettera agli Ebrei). Non ci è chiesto di far rientrare il fiume negli argini, ma di indicare la mèta, indirizzare verso la grande speranza, orientare i dispersi, far ripensare al necessario.
E il nuovo anno è una bella occasione che ci è di nuovo offerta per adempiere al nostro ministero, in compagnia di Cristo che ci sta conducendo a nuovi porti e nuovi lidi, che noi ancora non vediamo, ma sappiamo sicuri.

Auguri!!!

Don Gabriele Crenna


IL PROFUMO DEL TEMPO ... (dicembre 2018)

Qualche mese fa mi sono imbattuto in un testo il cui titolo mi ha attratto: “Il profumo del tempo … l’arte di indugiare sulle cose”.
Vi confido che non mi capita spesso di indugiare sulle cose … il ritmo di vita che viviamo o forse lo stile a cui mi sono abituato, difficilmente si ritrova ad indugiare. Piuttosto mi capita di riempire ogni singolo momento, quasi di “strizzare” il tempo per non perderlo, per farlo fruttare al meglio, per tentare di spendersi per fare il bene e per fare della vita un dono.
Eppure quel titolo mi ha incuriosito. Certo, perché ho l’impressione che questa arte di indugiare sulle cose abbia a che fare con lo stile di Gesù … ce lo ha detto in modo evidente attraverso le parabole che, a ben guardare, provengono da uno sguardo sulla realtà, uno sguardo attento, capace di coglierne i particolari. Ma poi penso anche allo sguardo di Gesù nei confronti di Zaccheo o di quella vecchietta con il suo obolo di soli due piccoli spiccioli … irrisoria offerta eppure incredibile dono agli occhi di Gesù. E così questa arte di indugiare sulle cose forse è ciò che ci manca e non ci permette di avere il coraggio di indugiare sulla stessa vicenda del Figlio di Dio.
Certo perché è strano che Dio si incarni e venga al mondo in un paese da nulla ai più sconosciuto, in una grotta per animali, in condizioni assolutamente non augurabile a nessuno. E cresca per circa trent’anni nell’anonimato! Qualcuno sostiene che doveva imparare l’arte dell’essere uomo: e sappiamo bene che questa arte è ricca di piccole cose, di particolari che rendono speciale la vita di ognuno, di sfaccettature che non tutti sanno cogliere nemmeno su di sé. Ecco mi immagino che l’incarnazione di Dio abbia portato in Gesù un rapporto con il tempo capace di indugiare sulle cose tanto da coglierne i particolari, i significati, le risonanze. Tanto da scoprire proprio dentro quelle “cose da nulla” il mistero del regno di Dio. Tanto da raccontare agli uomini, attraverso le immagini che popolavano la loro vita quotidiana, addiritura i tratti di quel Dio che era venuto a rivelare. E’ affascinante tutto ciò perché mi invita ad allenarmi ad indugiare un po' di più sulle cose ma soprattutto sulle persone: in un tempo dove rischiamo di essere tutti risucchiati dall’usa e getta, l’incarnazione di Dio ci invita a indugiare, a scoprire i particolari, a fiutare nelle pieghe delle nostre giornate il regno di Dio che si manifesta.
“Solo nell’indugiare contemplativo, le cose svelano la loro bellezza, il profumo della loro essenza”.
E’ l’augurio per vivere questi giorni di attesa, che sono anche contemporaneamente di frenesia: il Signore viene per aiutarci a gustare le piccole cose così da riconoscere in esse, nei piccoli gesti di cura, nell’incontro con i piccoli del vangelo, i segni del suo amore. Sapremo cogliere questa sfida oppure la nostra frenetica corsa non ci lascerà gustare i particolari dentro gli occhi dei nostri cari, dentro le carezze dei nostri familiari, dentro le vicende del mondo che ci vengono consegnate? Ci doni l’Emmanuele di indugiare sulle cose che abitano la nostra vita così da poterci accorgere della sua presenza nascosta ai più ma rivelata ai piccoli!

Don Luca


FILI PREZIOSI NELLA TRAMA DELLA VITA (novembre 2018)

E' questo un tempo ricco di tanti spunti di riflessione: la festa dei santi e la destinazione verso cui camminiamo, la commemorazione dei defunti e la necessità di dare senso al vivere, il sinodo dei vescovi sui giovani e il desiderio di una chiesa giovane, l'avvento ormai alle porte e l'attesa del Signore che ha a cuore di venire ad abitare la nostra vita. Fili preziosi di una tela che si compone, che compone la nostra vita e la rende un capolavoro. E così ci fa volare alto, ci fa pensare in grande, ci fa venir voglia di camminare pensando che fin dal battesimo la destinazione della nostra vita sia il paradiso.

Certo perché la festa di tutti i santi dice che tutti siamo chiamati a diventare santi. E non sarà perché avremo fatto tutto giusto ma perché avremo cercato di imitare Gesù ovvero, avremo cercato di amare un po' come lui. E così il filo prezioso della santità diventa il filo conduttore che ci invita a dire "Voglio farmi santo e a te Signore chiedo di prendermi per mano". So bene che facilmente questo slancio che ha il potere di prendere la vita viene coperto ed offuscato da altro ma l'esempio di coloro che ci hanno preceduto ci riconsegna un nuovo vigore nel cammino. E così la destinazione paradiso si affaccia alla nostra quotidianità ogni volta che nel nostro amare un uomo o una donna, i figli e la vita tutta, impariamo a farlo a nome del Signore Gesù. Insomma ci è data nella vita la possibilità di gustare un po' di cielo in terra.

E così ci accorgiamo che è necessario dare senso al vivere, ricercare il senso di ciò che facciamo nel tratto di cammino che ci è dato dalla nascita al termine dei nostri giorni. Che cosa siamo al mondo a fare? L'incontro con la morte nel fare memoria di tutti i defunti è invito a dare significato ai nostri gesti e alle nostre parole. Penso a quel testo bellissimo di S.Paolo VI, il pensiero alla morte, in cui la memoria grata permette di guardare alla morte con quella gratitudine infinita verso la vita, propria di chi non ha semplicemente tirato avanti, di chi non si è semplicemente accontentato, di chi non ha pensato solo per sé ma ha gustato il passaggio sulla terra nel profumo dell'eternità, appunto seminando amore e raccogliendo amore.

E proprio in questo contesto di apertura sull'eternità che ha a che fare con la quotidianità, mi piace pensare che si sia svolto il sinodo dei vescovi sui giovani: ne scopriremo i contenuti dedicandoci presto qualche pensiero più approfondito ma per ora basti, dentro lo sguardo di eternità, riconoscere il desiderio della chiesa di rinnovarsi, di ritrovare la sua eterna giovinezza nella sequela del maestro. Sapremo andare alla ricerca dei giovani, far loro fiutare che la vita ha senso e il senso si chiama Gesù? Sapremo metterci in ascolto delle loro domande e contemporaneamente dei loro slanci che ci invitano a uscire dal "si è sempre fatto così" per risignificare le nostre scelte personali ed ecclesiali? Sapremo riconoscerli come una risorsa e non come un problema?

Ecco con tutto questo carico bello e ricco, dentro questa trama di fili preziosi ci accingiamo a vivere il cammino dell'avvento ormai alle porte. E' l'attesa del Signore che viene, che viene a visitare la nostra vita. E sappiamo bene che attendere significa preparare il posto fisico e del cuore, significa "non vedere l'ora", significa essere pronti. C'è una bellissima preghiera di S.Tommaso che davanti all'Eucarestia dice "adoro te devote" e che don Giovanni Moioli ha tradotto dicendo "come uno che l'amore rende pronto". Eccoci: il Signore è pronto nuovamente ad abitare la nostra vita, a fare della nostra vita la sua casa qui sulla terra. A noi il compito di tenere caldo l'amore, di non lasciarlo raffreddare. C'è in gioco la capacità di attendere ovvero di "tendere a": la destinazione è chiara. Il desiderio di Dio è esplicitato. La grazia che accompagna è garantita. Ora tocca a noi raccogliere i fili preziosi che questo tempo ci offre per intessere la trama della vita in modo sapiente così che diventi nelle mani di Dio un arazzo di qualità, o meglio un arazzo di santità!

don Luca


Chi mi vuole servire, mi segua! (Ottobre 2018)

Non ci sono molte parole da aggiungere a quanto Papa Francesco ha espresso con chiarezza nel suo viaggio a Palermo sulle orme del beato Pino Puglisi. E’ la mistica del sorriso quella che abita il cristiano ed in particolare il prete, quel sorriso che Padre Pino ha lasciato indelebilmente negli occhi e nel cuore del suo uccisore. Che passi proprio di qui la testimonianza che il mondo ci chiede: gente contenta perché contenta di Gesù! In questo tempo degli inizi chiediamo al Signore di essere segno nel mondo della gioia del vangelo! In questa gioia accompagniamo don Ervè: riceverà la croce che l’arcivescovo consegnerà a coloro che partono per la missione durante la veglia missionaria. E’ il segno evidente della testimonianza, di una vita disposta a donarsi totalmente per amore.


Don Luca

(dall’omelia di Papa Francesco nella memoria di Pino Puglisi a Palermo)

Oggi Dio ci parla di vittoria e di sconfitta. San Giovanni nella prima lettura presenta la fede come «la vittoria che ha vinto il mondo» (1 Gv 5,4), mentre nel Vangelo riporta la frase di Gesù: «Chi ama la propria vita, la perde» (Gv 12,25).
Questa è la sconfitta: perde chi ama la propria vita. Perché? Non certo perché bisogna avere in odio la vita: la vita va amata e difesa, è il primo dono di Dio! Quel che porta alla sconfitta è amare la propria vita, cioè amare il proprio. Chi vive per il proprio perde, è un egoista, diciamo noi. Sembrerebbe il contrario. Chi vive per sé, chi moltiplica i suoi fatturati, chi ha successo, chi soddisfa pienamente i propri bisogni appare vincente agli occhi del mondo. La pubblicità ci martella con questa idea – l’idea di cercare il proprio, dell’egoismo –, eppure Gesù non è d’accordo e la ribalta. Secondo lui chi vive per sé non perde solo qualcosa, ma la vita intera; mentre chi si dona trova il senso della vita e vince.
Dunque c’è da scegliere: amore o egoismo. L’egoista pensa a curare la propria vita e si attacca alle cose, ai soldi, al potere, al piacere. Allora il diavolo ha le porte aperte. Il diavolo “entra dalle tasche”, se tu sei attaccato ai soldi. Il diavolo fa credere che va tutto bene ma in realtà il cuore si anestetizza con l’egoismo. L’egoismo è un’anestesia molto potente. Questa via finisce sempre male: alla fine si resta soli, col vuoto dentro. La fine degli egoisti è triste: vuoti, soli, circondati solo da coloro che vogliono ereditare. È come il chicco di grano del Vangelo: se resta chiuso in sé rimane sotto terra solo. Se invece si apre e muore,
porta frutto in superficie.
Ma voi potreste dirmi: donarsi, vivere per Dio e per gli altri è una grande fatica per nulla, il mondo non gira così: per andare avanti non servono chicchi di grano, servono soldi e potere. Ma è una grande illusione: il denaro e il potere non liberano l’uomo, lo rendono schiavo. Vedete: Dio non esercita il potere per risolvere i mali nostri e del mondo. La sua via è sempre quella dell’amore umile: solo l’amore libera dentro, dà pace e gioia. Per questo il vero potere, il potere secondo Dio, è il servizio. Lo dice Gesù. E la voce più forte non è quella di chi grida di più. La voce più forte è la preghiera. E il successo più grande non è la propria fama, come il pavone, no. La gloria più grande, il successo più grande è la propria testimonianza.
Cari fratelli e sorelle, oggi siamo chiamati a scegliere da che parte stare: vivere per sé – con la mano chiusa – o donare la vita – la mano aperta. Solo dando la vita si sconfigge il male. Un prezzo alto, ma solo così [si sconfigge il male].
Allora vorrei chiedervi: volete vivere anche voi così? Volete dare la vita, senza aspettare che gli altri facciano il primo passo? Volete fare il bene senza aspettare il contraccambio, senza attendere che il mondo diventi migliore? Cari fratelli e sorelle, volete rischiare su questa strada, rischiare per il Signore?
Dio ci liberi da una vita piccola, che gira attorno ai “piccioli”. Ci liberi dal pensare che tutto va bene se a me va bene, e l’altro si arrangi. Ci liberi dal crederci giusti se non facciamo nulla per contrastare l’ingiustizia. Chi non fa nulla per contrastare l’ingiustizia non è un uomo o una donna giusto. Ci liberi dal crederci buoni solo perché non facciamo nulla di male. “È cosa buona – diceva un santo – non fare il male. Ma è cosa brutta non fare il bene” [S. Alberto Hurtado]. Signore, donaci il desiderio di fare il bene; di cercare la verità detestando la falsità; di scegliere il sacrificio, non la pigrizia; l’amore, non l’odio; il perdono, non la vendetta.
Il Vangelo oggi termina con l’invito di Gesù: «Se uno mi vuole servire, mi segua» (v. 26). Mi segua, cioè si metta in cammino. Non si può seguire Gesù con le idee, bisogna darsi da fare. «Se ognuno fa qualcosa, si può fare molto», ripeteva don Pino. Quanti di noi mettono in pratica queste parole? Oggi, davanti a lui domandiamoci: che cosa posso fare io? Che cosa posso fare per gli altri, per la Chiesa, per la società? Non aspettare che la Chiesa faccia qualcosa per te, comincia tu. Non aspettare che la società lo faccia, inizia tu! Non pensare a te stesso, non fuggire dalla tua responsabilità, scegli l’amore! Senti la vita della tua gente che ha bisogno, ascolta il tuo popolo.
Abbiate paura della sordità di non ascoltare il vostro popolo. Questo è l’unico populismo possibile: ascoltare il tuo popolo, l’unico “populismo cristiano”: sentire e servire il popolo, senza gridare, accusare e suscitare contese.
Oggi, cari fratelli e sorelle, scegliamo anche noi una vita bella. Così sia.

Papa Francesco


Pronti, partenza, via ! (Settembre 2018)

Eccoci pronti a partire per un nuovo viaggio!
Bhe pronti … Non si è mai sufficientemente pronti ma ciò che consola profondamente è che ci sia qualcuno pronto ad accoglierti, che da tempo ti attende, che da tempo prega per te, che da tempo si è fatto carico della Chiesa di Dio che lì vive.
Pronti a partire: io parto con voi per questo nuovo viaggio e contemporaneamente don Hervé parte per una nuova missione. Ecco, siamo pronti a partire per provare a camminare sulle orme del Signore Gesù insieme a fratelli e sorelle che condividono con noi la fede e la passione per il vangelo. Credo che sia una avventura appassionante, che valga la pena di essere vissuta e costruita insieme.
Sono tanti i pensieri, le idee, le curiosità che abitano il mio cuore in questo primo mandato da parroco: non so bene cosa voglia dire e così chiedo a voi di insegnarmi un pochino a vivere da pastore …mi piacerebbe portare con me quello che Papa Francesco chiama l’odore delle pecore per esprimere la vicinanza stretta tra il pastore e le pecore segno di relazioni che crescono secondo il vangelo!
In questi anni ho avuto la fortuna, prima in parrocchia a Milano e poi nell’Azione Cattolica diocesana, di incontrare tanti ragazzi e giovani ricchi di energie, iniziative, passione per la vita. Mi è stata data la grazia di camminare insieme e ho scoperto che ognuno ha il suo passo … i ragazzi mi prendono in giro perché dicono che ho un passo spedito e che nelle gite capita di vedermi alla partenza e poi …all’arrivo. Dovrete aiutarmi a prendere il vostro passo condotti dal desiderio di camminare insieme … e voi sapete bene che camminare insieme è la traduzione della parola sinodo! E’ questo un tempo sì di sinodi (dalle genti, dei giovani …) ma mi sembra di capire che è tempo in cui il sinodo diventi un metodo attraverso il quale camminare insieme: piccoli e grandi, preti e laici, uomini e donne, giovani e anziani così da aspettarsi e contemporaneamente stimolarsi vicendevolmente per puntare in alto. Sapete che una delle più grandi gioie è data, per me, dalla bellezza di portare tutti in vetta: a volte ci vuole molto tempo, a volte bisogna prendere qualcuno per mano, a volte è necessario sfidare qualcuno, a volte è grazie alla vicinanza di altri che tu non smetti di camminare! Forse è un po' così anche nella vita di una comunità. Mi piace ricordare quanto il Papa sostiene in quel documento programmatico del suo pontificato, la lettera Evangelii gaudium, al numero 31 (lo dice per il vescovo ma vale per ogni presbitero): a volte si porrà davanti per indicare la strada e sostenere la speranza del popolo, altre volte starà semplicemente in mezzo a tutti con la sua vicinanza semplice e misericordiosa, e in alcune circostanze dovrà camminare dietro al popolo, per aiutare coloro che sono rimasti indietro e – soprattutto – perché il gregge stesso possiede un suo olfatto per individuare nuove strade.
Ritengo sia questa una immagine bellissima di comunità: non so se sarò capace di camminare così, se ne avrò la forza e contemporaneamente la pazienza. So però che potrebbe essere un modo evangelico di procedere. E allora mi sento di avanzare una richiesta che ha il sapore di un gesto simbolico: ci state a camminare tutti insieme, da una parrocchia all’altra nel giorno del mio ingresso il 30 settembre? Non una processione ma un cammino in cui ognuno possa inserirsi dal punto in cui si trova, o dal luogo dal quale pensa di potercela fare ad arrivare alla fine … per qualcuno saranno gli ultimi 50 metri ma saranno preziosi per dire il desiderio di camminare insieme.
Ricorderete tutti l’invito del Papa ai giovani nella GMG di Cracovia a indossare gli scarponcini ai piedi per mettersi a camminare nella vita: gli scarponcini sono già calzati e il desiderio di camminare cresce di giorno in giorno. Sono curioso di sapere quali sentieri lo Spirito ci darà di percorrere, con quali compagni di viaggio, verso quali mete … A dire il vero la meta è chiara per ogni comunità cristiana: è la comunione con Dio e con i fratelli e le sorelle che condividono con noi la vita. E allora pronti, partenza, via in questa prima domenica di settembre, certi del suggerimento della Parola odierna: “Chi crede nel Figlio ha la vita eterna”. Insomma c’è in palio la vita eterna, una vita che profuma di eternità; il Signore Gesù è venuto a consegnarci con le parole e con l’esempio questo profumo di eternità …ora tocca a noi non perdere di vista il vangelo per profumare di eternità. E sappiamo bene che un buon profumo lascia la scìa! Buon cammino a tutti!

Don Luca

In questo passaggio di testimone vorrei chiedere ad ognuno pareri, suggerimenti, attenzioni … lo faremo, spero, strada facendo. Intanto approfitto della presenza di don Hervé, prima che scappi per nuovi lidi. Vorrei chiedere di consegnarci qualche perla:
3 doni preziosi che hai scoperto dentro il cammino della tua comunità
3 piste da percorrere che tu intravvedi come vie privilegiate in questi anni che verranno
Mi immagino che con te si siano compiuti passi in ordine alla missione: in quale direzione coltivare la missionarietà in questo territorio generale del luinese?

I tre doni preziosi
Il dono evangelico per il rinnovato cammino dell’accoglienza grazie alla responsabilità del cercare di “servire”, con la mia vita umana e sacerdotale, le due parrocchie nell’esperienza dell’Unità pastorale. Cammino affascinante perché mi ha aiutato ancor più a riscoprire la vita cristiana come “missionaria” nella sua ricchezza evangelica.
La costante disponibilità alla concreta esperienza dell’apprendere ogni giorno, per farne tesoro, la ricchezza di ogni persona indipendentemente dalla sua presenza nella Comunità.
La gioia e la fatica di far crescere il dono della “corresponsabilità pastorale” a cui ogni battezzato è chiamato a viverla nella sua quotidianità nel riconoscersi sempre più parte viva della missione della Chiesa di cui è un membro indispensabile.

Piste privilegiate
Valorizzazione della celebrazione eucaristica perché sorgente della corresponsabilità missionaria
Il valore e la centralità della famiglia nella “vocazione missionaria” del singolo e della Comunità.
Risveglio ad una catechesi che viva questa fondamentale corresponsabilità della famiglia nella formazione alla missione della Comunità nella Chiesa per il Mondo

In ordine alla missione
E’ necessario liberare la parola “missione” dal solo riferimento “al partire per luoghi di missione degli addetti ai lavori” affinché nessuno perda la sua fondamentale corresponsabilità missionaria nella vita quotidiana e quindi si senta sempre “inviato” ad annunciare il Vangelo a tutti.
La sua vita di battezzato infatti, sarà sempre caratterizzata dall’essere testimone dalla sua esperienza particolare del “partire” nel nome di Gesù in comunione con la Comunità di fede.
E il “partire” deve essere sempre una risposta alla necessità dei fratelli che hai imparato ad amare vivendo l’accoglienza della Parola del Signore.
Essa forma ogni comunità per renderla “missionaria” in se stessa e quindi nel servire chi non ha ancora la “conoscenza” della vita cristiana.
A tutti un profondo ringraziamento per avermi aiutato a crescere sempre più nella mia vocazione missionaria ri-accogliendo il dono del “partire”.

Grazie alla formazione che l’Unità pastorale di Porto-Domo ha continuamente sostenuto e modellato in me, in questi quattro anni di fiducioso servizio come parroco, ho potuto accogliere con fiducia questo “nuovo” partire, nonostante l’età, a nome della Diocesi di Milano per Haiti.


Con affetto don Hervé