Le Donne della Bibbia


Libro di Ester
Le Sorti Capovolte

 

1. Una Storia che è per sempre

Quello di Ester è uno di quei Libri che nella Bibbia (Antico e Nuovo Testamento) sono di seconda fila, nel senso che non hanno il prestigio e l'autorevolezza dei Vangeli o - per rimanere nell'alveo del Primo Testamento, in cui si colloca il Libro di Ester - della Torah, i primi Cinque Libri, più comunemente chiamati Pentateuco.
È un Libro che, pur avendo una collocazione pressoché marginale,ha guadagnato un posto di primo piano nella liturgia sinagogale e nel consenso popolare ebraico e non solo.
Ora vi annoio con qualche nozione per inquadrare il testo - per poi essere liberi di dedicarci al racconto - cercando di puntualizzare alcuni aspetti che ci aiuteranno a riflettere proponendo una chiave d'interpretazione dell'agire discreto della Provvidenza Divina in vittoriosa opposizione al Male. Un Male insidioso, violento, gratuito, sovente insensato, che colpisce con periodicità ampi gruppi umani, per odio razziale,per contrapposizioni politiche, per interessi economici o per fanatismo religioso.
Purtroppo di esempi ce ne sono tanti, a cominciare dalla Shoah che ha delle sorprendenti analogie con il racconto di Ester.
Del Libro di Ester ne esistono varie versioni, delle quali due sono considerate autentiche dalla Chiesa Cattolica. Nella Bibbia CEI del 2008, infatti, sono riportati i testi: Masoretico, il più antico perché risale al III Secolo a.C., scritto in Ebraico; e poi quello della Bibbia dei Settanta - redatta ad Alessandria d'Egitto nel II secolo a.C. da 72 rabbini - che avrebbe voluto e dovuto essere la traduzione in Greco dell'intera Bibbia - parola per parola - dai testi originali in Ebraico e, in minima parte, in Aramaico. Quest'ultima versione del Libro di Ester, comunemente detta Greca,è più ampia e più recente della prima e si può considerare edulcorata da chi guardava con sospetto la prima edizione non ritenendola sufficientemente spirituale e religiosa.
Noi ci occuperemo principalmente della versione originale - la prima - quella Masoretica,che consta di 10 capitoli.
Iniziamo con il tracciare i personaggi di questo libro, che è molto bello e ricorda una Fiaba, o forse sarebbe più indicato dire una Leggenda Epica. Si tratta di una di quelle Fiabe importantie a lieto fine in cui i protagonisti si dividono in Buoni e Cattivissimi, in Furbi e coloro che credono di esserlo ma non lo sono, fra Imbrogliati ed Imbroglioni, le cui sorti vengono completamente ribaltate grazie a degli imprevisti e al coraggio e all'abilità dei Buoni.
La vicenda è un progressivo dipanarsi di eventi beffardi e colpi di scena talvolta grotteschi. Alla fine il Perseguitato trionfa e diventa il Persecutore, mentre il Persecutore diventa il Perseguitato.

2. I Personaggi

Siamo a Susa, una delle capitali dell'immenso Impero Persiano del V Secolo a.C..
L'Impero Babilonese di Nabucodonosor II, che nel 587 a.C. aveva distrutto Gerusalemme e raso al suolo il Santo Tempio non c'è più perché conquistato dai Persiani, e grazie al celebre editto di Ciro del 538 a.C., molti Ebrei - ma non tuti - deportati dai Babilonesi,erano rientrati nella Terra d'Israele e di Giuda.
I Protagonisti Buoni della storia sono appunto due Ebrei: Ester - che dà il nome al Libro - e suo cugino Mardocheo, un Ebreo appartenente alla Tribù di Beniamino, la stessa di Re Saul. Questo fatto teniamolo a mente perché il saperlo ci servirà fra breve.
Mardocheo, dopo che Ester aveva perso entrambi i genitori, l'aveva accolta in casa prendendosene cura.
Il collocare la vicenda nell'ambiente della Diaspora, in una delle numerose comunità ebraiche presenti fuori dalla Terra d'Israele, e che nonostante la possibilità di ritornarvici rimangono all'estero, ha la sua importanza perché la collega immediatamente alla situazione precaria e altalenante - fra persecuzione e fortuna - degli Ebrei fuori dalla loro Patriae, per estensione, di tutte le minoranze religiose ed etniche presenti nel Mondo.
Gli altri protagonisti della vicenda sono Assuero, il Re persiano che molti identificano con il re storico Serse I il Grande (quello che combatté contro Leonida alle Termopili nell'anno 480 a.C.). Un uomo, descritto nel Libro di Ester come volubile, facilmente influenzabile, più incline ai banchetti e a spassarsela che a governare il suo immenso impero che invece preferiva immancabilmente delegare a qualcuno: prima al terribile Haman, e poi a Mardocheo.
Haman è il Cattivo, e per gli Ebrei di tutti i tempi è la personificazione della Malvagità Assoluta, gratuita e insensata. …Perché?! Beh, oltre alla vicenda raccontata dal Libro di Ester, che fra poco conosceremo, dobbiamo tener presente che, come afferma espressamente il testo, egli è un Amalecita, discendente di Agag, il Re sconfitto in battaglia da Saul che però, nonostante il preciso ordine di Dio, datogli per bocca del Profeta Samuele, non uccide tirandosi così addosso l'ira del Signore, che da quel momento lo abbandonerà affidando il Trono d'Israele e Giuda a Davide. E c'è di più, molto di più, perché gli Amaleciti, guidati dal loro Re, il perfido Amalek, furono il primo popolo che Mosè e gli Ebrei saranno costretti ad affrontare in battaglia una volta usciti dall'Egitto e attraversato il Mar Rosso.
Amalek poi, non era e tuttora non è per gli Ebrei un semplice nemico - uno dei tanti - ma il nemico in assoluto perché, come narra la Bibbia, dando battaglia agli Israeliti, aveva vigliaccamente assalito le retroguardie della fiumana di gente già duramente provata dal lungo cammino nel deserto, sterminando senza pietà donne, bambini, malati e anziani, cioè la parte più indifesa, fin troppo facile da annientare:

"Ricordati di ciò che ti ha fatto Amalek lungo il cammino quando uscivate dall'Egitto: come ti assalì lungo il cammino e aggredì nella tua carovana tutti i più deboli della retroguardia,mentre tu eri stanco e sfinito, e non ebbe alcun timor di Dio. Quando dunque il Signore tuo Dio ti avrà assicurato tranquillità, liberandoti da tutti i tuoi nemici all'intorno nel paese che il Signore tuo Dio sta per darti in eredità,cancellerai la memoria di Amalek sotto al cielo: non dimenticare!"(Deuteronomio, Cap. 25, 17-19)

Questa realtà - ciò che rappresenta Haman - è un'altra delle cose fondamentali da considerareper una corretta lettura del Libro di Ester.
Infine, veniamo alla Regina Vashti, legittima consorte del Re di Persia, Assuero. È in scena solo all'inizio per introdurre le vicende e dare un senso verosimile al perché Ester, da semplice Ragazza Ebrea, diventa nientemeno che la Regina Consorte di colui che - almeno sulla carta - è l'uomo più potente al Mondo.
Un'ultima avvertenza: le vicende narrate nel Libro di Ester hanno sì un'ambientazione che vorrebbe essere reale, tuttavia il periodo storico che sottendono è solo uno sfondo, un palcoscenico, un grande fondale di teatro in cui si muovono i personaggi della narrazione. Il racconto perciò non ha la pretesa di essere una ricostruzione storica più o meno precisa.
E Dio? …Nel Libro di Ester, Dio c'è e non c'è. Sicuramente non è nominato con il suo Nome Proprio, quello del Tetragramma rivelato a Mosè al tempo del Roveto Ardente.
Come dicevamo all'inizio, fra le tante ragioni, anche per questo il Libro di Ester fu considerato con sospetto dai Rabbini più religiosi che pensarono di fare delle aggiunte con lunghe preghiere rivolte a Dio, sia da Ester sia da Mardocheo, rendendo il contenuto molto più pio e legato alla Provvidenza Divina in modo manifesto.
Nel Libro di Ester, la presenza-assenza di Dio c'è; tuttavial'Altissimo non pare agire allo scoperto -esplicitamente - ma piuttosto facendo incastrare l'uno con l'altro gli avvenimenti, le decisioni, gli atti e i sentimenti umani che porteranno a ribaltare le sorti, capovogendole in modo totale.

3. Il Racconto

Nella versione Masoretica - quella Ebraica - il Libro di Ester inizia con il racconto dei grandiosi banchetti che il Re Assuero offre ai dignitari e ai rappresentanti dei popoli del suo sconfinato impero. Al culmine delle celebrazioni, quando tutti sono alquanto ubriachi, il Re Assuero decide di convocare la Regina, Vashti - non presente ai bagordi degli uomini - per mostrare a tutti gli invitati la sua bellezza, segno eloquente della magnificenza, del potere e della immensa ricchezza del Re. La Regina, però, rifiuta di essere esibita come un cavallo a una platea che, a causa degli effetti dell'alcool, è sicuramente volgare ed irrispettosa del suo status di Regina e della sua dignità di donna. Vashtidisobbedisce all'ordine del Re, che tra l'altro è suo marito. Assuero è furente e ripudia la Regina bandendola per sempre dalla sua presenza. Su consiglio dei suoi più alti dignitari, decide di rimpiazzare la consorte deposta "bandendo un concorso" fra tutte le giovani del Regno.
Inaspettatamente, perché il fatto è di per sé moralmente riprovevole per un'eroina biblica, anche Ester - la bellissima giovane Ebrea, cugina di Mardocheo, dignitario di corte, che come abbiamo detto è stata da lui adottata dopo la morte dei genitori - è condotta al palazzo de Re. Grazie alla sua docilità e semplicità, è fin da subito benvoluta da tutti i servitori della corte. Ammaliato dalla sua straordinaria bellezza e dai tratti eleganti, il Re di Persia la sceglie come sua legittima sposa e Regina dell'Impero.
Tutto sembra andare benissimo, in modo assolutamente meraviglioso. Addirittura, Mardocheo sventa una congiura di palazzo che voleva assassinare il Re e ne denuncia i colpevoli che saranno giustiziati. Nonostante questa prova di lampante fedeltà di Mardocheo - che tra l'altro aveva ingiunto alla cugina Ester di non rivelare a nessuno il suo essere Ebrea e la sua parentela con lui - il Re Assuero eleva alla più alta dignità dell'Impero, secondo solo a lui, un tale di nome Haman che, lo abbiamo già detto, è un discendente di Agag - il re Amalecita risparmiato da Saul -e di Amalek che aveva assalito la colonna del Popolo d'Israele nel deserto, sterminando i più deboli, i bambini, gli anziani e i malati.
Lo ripeto: Amalek, e perciò anche Haman, che ne è un discendente, è nell'immaginario ebraico l'Assoluto del Male, crudele e senza senso. Per fare un paragone moderno,Hitler - responsabile della Shoah - è Amalek ed è Haman.
All'inizio, Haman sembra disinteressarsi di Mardocheo, un dignitario di grado di gran lunga inferiore al suo, ed è anche estremamente rispettoso verso la Regina Ester, moglie del suo Padrone, della quale non conosce la parentela con Mardocheo e il fatto che pure lei è Ebrea.
Poi, però, alcuni consiglieri e ministri del Re gli fanno notare - con la meschinità propria dei pettegoli e dei ruffiani - che l'Ebreo Mardocheo non s'inginocchia e nemmeno s'inchina al suo passaggio, eludendo di tributargli l'onore che gli spetta. Essendo lui la persona più importante dell'Impero Persiano - secondo solo al Re - la cosa lo fa incattivire oltre ogni misura, soprattutto perché - avendola notata gli altri - è per lui imbarazzante e gravemente lesiva del suo onore e della sua autorevolezza. Tuttavia, solo quando viene a sapere che Mardocheo è Ebreo, decide di vendicarsi nel più terribile dei modi.

"Haman vide che Mardocheo non s'inchinava né si prostrava davanti a lui, e ne fu ripieno d'ira; ma sdegnò di mettere le mani addossosoltanto a Mardocheo, giacché gli avevan detto a qual popolo apparteneva; e cercò di distruggere il popolo di Mardocheo, tutti i Giudei che si trovavano in tutto il regno di Assuero."(Cap. 3, 5-6)

Ricordiamoci sempre che lui è Amalek, l'Assoluto del Male, il nemico giurato d'Israele. Dal canto suo, Haman che di certo è immerso nel livore della totale inimicizia fra il suo popolo - gli Amaleciti - e Israele, sa che la mancanza di sottomissione di Mardocheo ha una chiara motivazione nell'impossibilità da parte degli Ebrei di piegarsi al Male di cui lui, in quel momento, ne è l'incarnazione.
Perciò decide, non solo di chiedere al Re Assuero di far giustiziare Mardocheo, ma di far sì che l'intero Popolo Ebraico fosse sterminato in tutto l'impero per mano dei suoi nemici. A questo punto dobbiamo rammentare una cosa importante, anzi fondamentale, e cioè che il terribile Haman non sa che Ester è Ebrea; non lo sospetta nemmeno, e neppure sa che la sua Regina è imparentata con Mardocheo.
Ora, per stabilire la data più propizia per scatenare l'eccidio - magari nella convinzione che gli dei o l'occulto gliela indichino - Haman "getta le sorti", un'arte divinatoria assimilabile al lancio dei dadi.
Re Assuero, anche a motivo di un'enorme elargizione di denaro nelle casse realida parte di Haman, gli concede - donandogli simbolicamente il proprio anello regale - il potere assoluto di disporre quanto necessario e di portare a termine lo sterminio degli Ebrei. Anche il Re, lo ricordiamo, non sa che l'amatissima Ester è Ebrea come lo è Mardocheo e, se l'avesse saputo, forse si sarebbe comportato in modo diverso.
Haman redige il proclama di distruzione degli Ebrei e lo sigilla con l'anello regale rendendolo irrevocabile. L'editto viene promulgato e reso pubblico con largo anticipo sulla data fissata per il tragico evento così che possa essere distribuito per tempo a tutte le province del vastissimo Impero Persiano.
Cosa molto importante da sapere è che "le sorti" in lingua persiana si dicono "purim". Un nome che, proprio peril ribaltamento delle sorti che finiranno per favorire il Popolo Ebraico, danno il nome alla festa ebraica detta appunto "Purim" che, dallo scampato pericolo di annientamento, sarà celebrata ogni anno da tutti gli Ebrei, ovunque si trovino, fino ai giorni nostri. Altra cosa interessante è che questa festa cade il 14 e i 15 del mese di Adar, l'ultimo del calendario lunare ebraico, esattamente un mese prima del 14 di Nisan in cui ha inizio la Pasqua Ebraica.
Una vota che l'editto di distruzione è pubblicato, Mardocheo lo viene a sapere e si dispera, non tanto per lui, ma soprattutto per il suo Popolo. Si veste di sacco e, come il suo solito, si pone davanti alla soglia del Palazzo del Sovrano. Ester viene a conoscenza di questo suo strano comportamento e manda un servo a portargli dei vestiti e a chiedergli cosa stesse accadendo. In realtà, Ester non sapeva delle intenzioni del terribile Haman. Mardocheo le fa arrivare il messaggio spiegandole cosa succederà al Popolo Ebraico ingiungendole di supplicare la misericordia di suo marito, il Re Assuero, affinché revochi il decreto scongiurando il pericolo dell'annientamento.
Ester, disperata, replica che, anche se lei è la Regina, non può d'iniziativa entrare al cospetto del Re, perché se lo facesse verrebbe senz'altro condannata a morte; era quello il protocollo che vigeva alla corte persiana. Mardocheo insiste perché è un caso disperato, soggiungendo che anche Ester, pur essendo la moglie del Re, non sarebbe potuta scampare al massacro, ipotizzando che forse era proprio per questo - per salvare il suo Popolo - che lei era diventata Regina di Persia. Poi conclude affermando che, di certo gli Ebrei in qualche modo si sarebbero salvati (non viene nominato né l'intervento di Dio né quello della Provvidenza), ma lei - Ester - sarebbe perita e maledetta con l'estinzione della sua stirpe.
Finalmente, consapevole dell'alto compito che il Destino o Dio le hanno assegnato, Ester accetta con la sola condizione che, prima di recarsi dal Re - in un pericolosissimo azzardo che quasi per certo le costerà la vita - tutti gli Ebrei della città di Susa osservino tre giorni e tre notti di assoluto digiuno. Lei avrebbe fatto lo stesso con tutte le sue ancelle.
Terminati i tre giorni di digiuno, Ester - armata di tutto il suo coraggio - oltrepassa la soglia inviolabile e compare al cospetto di Assuero. Teme per la sua sorte, ma il desiderio di salvare il suo Popolo è una forza più grande.
Il Re, assiso sul trono, la vede e porge verso di lei lo scettro. È questo il segno che il sovrano, nonostante il divieto di comparirgli innanzi senza essere stati convocati, le fa grazia della vita.
La Regina, in segno di sottomissione, tocca la punta dello scettro. Ester è salva! …Sa di esserlo e, forse, con lei tutto il Popolo Ebraico. Il Re è incuriosito e vuole sapere dalla moglie cosa desidera, cosa l'ha spinta ad un gesto che le sarebbe potuto costare la vita. Ma Ester ha già pensato a cosa rispondere, ha un piano preciso. Domanda ad Assuero di farle la grazia di presenziare ad un banchetto che ha preparato in suo onore. E, oltre a lui, vorrebbe che ci fosse anche il più alto dignitario di corte: Haman. Ester sta tessendo la tela che ribalterà completamente le sorti della vicenda.
Assuero accetta e fa convocare Haman che parteciperà sentendosi molto onorato e considerato a corte. Tuttavia, la notte dopo il banchetto, il Re Assuero non riesce a prendere sonno e perciò si fa leggere dai servi il libro delle Cronache del Regno, che è il racconto degli avvenimenti dell'ultimo periodo. Per fatalità o per intervento dell'Altissimo - non viene precisato e perciò ciascuno può trarre le conseguenze che vuole - ad Assuero viene letto il brano che ricorda il decisivo intervento di Mardocheo grazie al quale fu scoperto un complotto di palazzo per uccidere il Re. Allora, Assuero, non rammentandolo, oppure perché non era stato annotato nelle Cronache Reali, chiede quale sia stato il compenso attribuito a Mardocheo in segno di gratitudine per la sua lealtà. Gli viene risposto che nulla gli è stato dato. Prontamente, il Re domanda - era ormai già mattina - chi in quel momento si trovasse a palazzo con il grado più alto, e gli viene detto - altra inaspettata casualità - che c'è Haman in persona; il quale, il giorno precedente, di ritorno dal banchetto ha notato Mardocheo che come al solito neppure ha fatto cenno di alzarsi al suo passaggio. Non gli aveva detto niente, ma furente si era sfogato con i famigliari. Questi gli avevano suggerito di ricorrere al Re, di raccontargli tutto, e di chiedere l'impiccagione di Mardocheo ad un'altissima forca che lui stesso - Haman - doveva subito innalzare nel cortile della sua abitazione.
Per l'appunto, quel mattino si trova a corte per perorare la sua terribile richiesta. Ma il destino nel Libro di Ester è beffardo e, una volta che è al suo cospetto, Assuero gli chiede - in modo ammiccante - cosa si dovrebbe fare ad un uomo che il Re voglia onorare… senza ovviamente precisare chi è la persona e il perché. Haman gongola. Sa di essere molto caro al Re, e anche alla Regina, che per ben due giorni consecutivi ha scelto come unico invitato alla sua tavola in compagnia de Re Assuero. È di certo lui la persona che il suo Padrone intende onorare! Perciò Haman si spertica nei suoi desideri:

"Per l'uomo che il re vuole onorare, si prenda la veste regale che suole indossare il re e il cavallo che suole cavalcare il re e sulla sua testa sia posta una corona regale; si consegnino la veste e il cavallo a uno dei più nobili prìncipi del re, si rivesta di quella veste l'uomo che il re vuole onorare, gli si faccia percorrere a cavallo le vie della città e si gridi davanti a lui: "Così si fa all'uomo che il re vuole onorare" (Cap. 6, 7-9)

Figuratevi la faccia di Haman quando Assuero gli dice che quell'uomo che vuole onorare è Mardocheo, la persona che più odia al Mondo, e che è venuto apposta dal Re per chiederne l'impiccagione. Ci resta così male dal non proferire nemmeno mezza parola e, nonostante l'odio ancora più forte che prova verso Mardocheo, non può certo contrariare il suo Padrone, perciò fa esattamente ciò che gli è stato ordinato.
Poi torna a casa scombussolato raccontando tutto ai familiari. Ora c'è una frase - pronunciata dalla moglie - che per gli Ebrei è un vaticinio e una speranza che è una certezza nei momenti più tremendi della loro Storia. La frase è questa:

"Se Mardocheo, di fronte al quale tu hai cominciato a decadere, è della stirpe dei Giudei, tu non potrai nulla contro di lui, anzi soccomberai del tutto davanti a lui." (Cap. 6,13)

Deluso e scoraggiato,Haman si reca al secondo banchetto della Regina Ester cui partecipa anche il Re. Anche questa volta, Assuero chiede alla moglie che cosa desidera e che è disposto a concederle qualsiasi cosa. Ester si fa forza e chiede di avere salva la vita insieme a tutto il suo Popolo perché c'è chi ha determinato di sterminare tutti gli Ebrei presenti nell'immenso Impero Persiano, rivelandoglicosì che anche lei, Ester, è Ebrea.
Il Re s'infuria. Sembra non ricordare che lui stesso, non molto tempo prima, ha concesso ad Haman d'annientare ogni singolo Ebreo: donne, uomini, giovani, vecchi o bambini che fossero. Anche questa mancanza di memoria del Re fa parte della trama grottesca del Libro di Ester.
La Regina indica senza indugio che l'artefice dell'annunciato sterminio degli Ebrei non è altro che il perfido Haman che gli sta di fronte. In preda all'ira, il Re Assuero ordina che Haman sia immediatamente giustiziato. Il solito dignitario ruffiano informa il Re che c'è già un'altissima forca che Haman ha fatto innalzare nel cortile della sua casa con l'intenzione di appenderci niente poco di meno che Mardocheo, l'uomo che ha salvato la vita del Re e che lui ha sommamente magnificato.
Le "sorti-purim" si ribaltano, e al palo a cui Haman voleva impiccare Mardocheo, è lui che viene appeso. Tuttavia, anche se molto dispiaciuto, Assuero informa Ester di non poter far nulla per annullare l'ordine di distruzione del Popolo Ebraico perché, essendo stato sigillato con l'anello imperiale, è del tutto irrevocabile. Però concede ogni potere ad Ester e a suo cugino Mardocheo di fare tutto ciò che ritengono necessario per opporvisi. L'anello con il Sigillo Reale, tolto ad Haman, viene consegnato dal Re a Mardocheo conferendogli così ogni potere, gli stessi di cui aveva goduto Haman. Ciò che era di Haman, ora è di Ester e di Mardocheo… Ma che fare ora per impedire lo sterminio?Se il decreto era irrevocabile, occorreva redigerne uno nuovo che neutralizzasse il primo affinché in qualsiasi luogo dell'Impero Persiano, ovunque si trovassero, gli Ebrei avessero la possibilità di organizzarsi e di difendersi dai loro aggressori impugnando le armi.
Il decreto con la massima urgenza fu diffuso in tutte le province con l'ausilio di velocissimi cavalieri. Arrivato il giorno fatidico, il 13 del mese di Adar, fissato dal precedente decreto in cui si sarebbe dato il via allo sterminio degli Ebrei in tutto l'Impero Persiano, le sorti erano ormai completamente ribaltate. Gli Ebrei, difendendosi dai loro nemici ebbero la meglio e trionfarono sul Male. Nella sola città di Susa, gli Ebrei ebbero la possibilità di far giustizia dei loro nemici anche il giorno successivo. Il giorno seguente i combattimenti: il 14, per gli Ebrei fuori dalla città di Susa, e il 15 per quelli della capitale dell'Impero Persiano, si festeggiò per lo scampato pericolo con esultanza e con grandiosi banchetti. Era un giorno particolarmente felice, e per decreto di Ester e di Mardocheo fu prescritto che i giorni 14 e 15 del mese di Adar fossero per sempre celebrati dal Popolo Ebraico nelle Terre della Diaspora e anche in Israele. Così avviene fino ai nostri giorni. È questa, come abbiamo più volte ricordato, la Festa di Purim (Festa delle Sorti).
4. La Festa di Purim

La "Festa delle Sorti" rovesciate ha, attraversando i secoli, assunto degli aspetti carnevaleschi, nel senso che è usanza, specie per i bambini e le bambine, di mascherarsi come avviene nel nostro carnevale.
Le celebrazioni, che durano due giorni: il 14 e il 15 del mese di Adar, esattamente un mese prima della Pasqua Ebraica, sono precedute da un giorno di digiuno - chiamato Digiuno di Ester - in ricordo dei tre giorni e delle tre notti di astinenza dal cibo e dalle bevande osservato da Ester, dalle sue ancelle, e da tutti gli Ebrei di Susa, prima che la Regina osasse comparire davanti al Re.
Il Libro di Ester (con maggior precisione lo si dovrebbe chiamare Rotolo di Ester, Meghillat Ester in Ebraico) viene letto pubblicamente in Sinagoga, sia la sera che precede il primo giorno di festa, sia la mattina del giorno dopo. Una particolarità è che, durante la lettura, allorché si pronuncia il nome del perfido Haman, tutti fanno chiassopercuotendo degli oggetti o borbottando infastiditi, per coprirlo e prendersi gioco di colui che simbolicamente rappresenta tutta la Malvagità.
Seguono banchetti particolarmente abbondanti e gustosi in cui è permesso - unica eccezione nelle Feste Ebraiche - eccedere nel bere il vino. Altri precetti da adempiere sono quelli di scambiarsi dei doni, soprattutto alimentari, e di provvedere concretamente ai poveri con significative elargizioni di denaro o di cibo.

5. Concludendo

Il Primo Testamento, noi Cristiani lo consideriamo una preparazione, una lenta progressione verso la totale Rivelazione portata a compimento da Gesù, il Figlio di Dio, contenuta nei Vangeli.
In realtà, a meno che non si voglia interpretarla "tirandola un po' toppo per la giacchetta", la storia di Ester apparentemente non ha immediati riferimenti alla venuta di Cristo, se non a quell'incessante guerra fra il Bene e il Male che immancabilmente si conclude con la vittoria del primo. Almeno nella versione Masoretica, il Nome di Dio non compare e nemmeno è palese il suo intervento provvidenziale. Tuttavia, l'Uomo e la Donna di Fede che leggono il Libro di Ester percepiscono Dio e la sua Provvidenza nello scandire degli avvenimenti che progressivamente, da una situazione di estremo pericolo di annientamento, si capovolgono a tutto vantaggio dei perseguitati che trionfano completamente sui loro nemici: il Male. Questo è un esplicito riferimento all'Era Messianica in cui ogni Giustizia sarà compiuta e scoppierà la Pace portando la Felicità.
Il Libro di Ester è molto bello e racconta assai di più di quello che c'è scritto. Leggerlo, oltre ad essere particolarmente piacevole, è una palestra in cui ci si può agevolmente allenare per comprendere altri testi delle Sacre Scritture nella loro profondità.
Perciò: buona lettura!